Il tema dei minori detenuti rappresenta una delle emergenze più delicate e complesse nel campo dei diritti umani. Spesso, dietro a cifre e statistiche, ci sono infanzie rubate, traumi, esclusione sociale e perdita di opportunità. Ma come società civile e come comunità di “esseri umani prima di tutto”, abbiamo la responsabilità di non girarci dall’altra parte.
È possibile garantire protezione, dignità e speranza ai ragazzi dietro le sbarre e ai bambini che vivono la detenzione del genitore?
Minori in carcere: chi sono, dove sono
Per molti di questi ragazzi, il primo incontro con la giustizia avviene in contesti molto diversi: possono essere vittime, testimoni o coinvolti in procedimenti penali, civili o amministrativi.
Le stime globali mostrano un quadro diseguale e preoccupante. A livello mondiale, si calcola che 28 bambini ogni 100.000 siano privati della libertà. Nel 2023, il Nord America ha registrato il tasso più elevato, arrivando a 72 minorenni detenuti ogni 100.000, mentre nell’Asia orientale e nel Pacifico si è arrivati a 20 ogni 100.000. Queste cifre provengono da una raccolta dati che copre 160 Paesi nell’arco di un decennio (2013-2023), rappresentando circa l’80% dell’intera popolazione mondiale di bambini e adolescenti. Un quadro vasto, che però lascia intuire quanto resti ancora nell’ombra.
Quanti sono i minori e giovani adulti detenuti in carcere?
I numeri del fenomeno in Italia: gli IPM, quanti sono e come funzionano
In Italia, come si legge sul sito del Ministero della Giustizia, esistono 17 Istituti Penali per i Minorenni (IPM) che assicurano l’esecuzione dei provvedimenti dell’Autorità giudiziaria come la custodia cautelare in carcere o l’espiazione di pena dei minorenni autori di reato.
Anche i minorenni, infatti, possono scontare i loro reati in carcere e il (discusso) Decreto Caivano (d.l. 123/2023), che contiene “misure urgenti di contrasto al disagio giovanile e alla criminalità minorile”, ha ulteriormente inasprito le pene consentendo un più facile accesso al carcere per il minore autore di reato.
Secondo i dati del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità (aggiornati a febbraio 2025) oggi sarebbero 610 i minorenni e i giovani adulti (under 25) presenti negli IPM italiani, ai quali si aggiungono gli oltre 15mila in carico ai Servizi della Giustizia Minorile (Istituti di prima accoglienza, comunità, servizi sociali in genere).
Il fenomeno: nel mondo il quadro dei minori in carcere è complesso
Secondo un esperto incaricato dall’ONU, Manfred Nowak, sarebbero oltre sette milioni i bambini nel mondo che vivono in centri di detenzione per profughi, in luoghi di custodia come commissariati, in prigioni o in altri luoghi di detenzione.
Altri rapporti hanno stimato che, nel mondo, ogni anno oltre 1 milione di bambini siano sottoposti a detenzione, che si tratti di centri di polizia, carceri, centri di detenzione migratoria o strutture per minori in conflitto con la legge.
La realtà, come è immaginabile, varia moltissimo da paese a paese: l’età minima di responsabilità penale, cioè da quando un minorenne può essere giudicato come reo, può arrivare a punte molto basse, anche 7 anni, in alcuni contesti.
Minori con genitori detenuti: “effetto secondario” al quale si pensa poco
Non è facile essere bambino in carcere e vivere i limiti fisico spaziali di quel mondo, integrando quello che accade all’esterno, ma per un bambino non è neppure semplice uscire dal carcere lasciandovi la madre o il padre, che a quel punto non potrà garantirgli né contatto fisico, né accudimento diretto: una separazione che, se non strutturata, può essere vissuta come un abbandono.
In Italia
In Italia, questa condizione difficile può beneficiare di alcune garanzie (come, ad esempio, il diritto dei minori a mantenere legami affettivi con il genitore detenuto, il diritto a spazi d’incontro adeguati, oppure la formazione alla polizia penitenziaria per la tutela della genitorialità in carcere) grazie alla “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti”, firmata dal Ministero della Giustizia, l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e l’Associazione Bambinisenzasbarre, a tutela dei diritti degli oltre 100mila bambini e adolescenti che ogni anno entrano nelle carceri italiane. Questo documento è stato redatto in continuità con la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e Adolescenza.
In Europa
Secondo il Consiglio d’Europa sarebbero circa 2,1 milioni di bambini nel nostro continente ad avere un genitore in carcere. Lo stesso organo sottolinea come questi minori abbiano gli stessi diritti degli altri, inclusa la possibilità di mantenere i contatti.
Nel mondo, oltre 19mila bambini innocenti in carcere con le loro madri
Sarebbero circa 19 mila i bambini detenuti con le loro madri (Penal Reform International, 2022): un gruppo vulnerabile spesso trascurato dalle legislazioni dei vari Paesi e dalla società, come confermano i pochi studi a riguardo.
Anche l’assenza di standard internazionali universali per stabilire se un bambino deve essere detenuto con la madre, la dice lunga: molti Paesi consentono la presenza di minori in carcere con limiti di età e periodi massimi di permanenza variabili. Ad esempio, in India, il limite di età è sei mesi, mentre in Brasile è sette anni. Norvegia e Federazione Russa, invece, vietano la presenza di bambini in prigione.
Non è così nel nostro Paese, dove secondo il Rapporto Antigone 2025 aggiornato al 31 marzo 2025 erano 15 i bambini che vivevano in carcere con le loro madri detenute, numero salito a 24 a fine settembre. La legge 62 del 2011 prevedeva l’istituzione degli ICAM (Istituti di Custodia Attenuata per Detenute Madri) come forma alternativa di detenzione per le mamme detenute con figli fino a 6 anni di età. Questo tipo di istituti dovrebbero essere in grado di garantire il diritto dei bambini a crescere in un ambiente il più possibile sereno, con spazi più accoglienti, personale specializzato, servizi dedicati ai più piccoli. Tuttavia in Italia sono ancora in un numero insufficiente e il recente Decreto sicurezza ha abrogato l’obbligatorietà del rinvio della pena per le donne incinte e delle madri di bambini inferiori a un anno ed è il giudice a dover decidere caso per caso se disporre il rinvio o meno.
Il ruolo di chi crede nei diritti umani: cosa possiamo fare insieme per tutelare i diritti dei minori in carcere
Ogni volta che un minorenne viene incarcerato o ogni volta che si trascura l’attenzione all’emotività dei figli di detenuti, ci possono essere diritti di minori che vengono violati. È importante raccontare queste storie per far capire che la detenzione non è mai una soluzione neutra: è un trauma che spesso condanna per la vita non solo chi la sperimenta in prima persona ma anche i loro figli.
È importante sottolineare il limite che c’è – e che deve restare saldo – tra pena e rieducazione e interrogarsi sempre sul ruolo di reinserimento sociale che deve avere l’istituto del carcere.
Diffondere informazione, sensibilizzare, costruire comunità di solidarietà: l’impegno di Terre des Hommes
Siamo nati per proteggere i bambini da ogni forma di violenza, abuso, discriminazione. Nessun bambino dovrebbe pagare per i peccati di un adulto, nessun ragazzo dovrebbe avere segnata la propria vita per un crimine commesso quando era ancora minorenne.
La detenzione minorile è una ferita aperta nel tessuto dei diritti umani. Ogni minore in carcere, o ogni bambino che cresce con un genitore detenuto, rappresenta una responsabilità per tutti noi. Dobbiamo pretendere giustizia, ma non una giustizia vendicativa: una giustizia che guardi al futuro, che ristabilisca dignità, speranza, diritti.
Negli anni in Italia abbiamo portato avanti campagne per fare uscire i bambini che stanno in carcere assieme alla madre detenuta, in collaborazione con altre associazioni che si occupano del tema.
Con il progetto Chance abbiamo avviato un programma psicosociale per i minorenni detenuti e gli operatori dell’istituto Beccaria di Milano e dell’Istituto Penale minorile di Catanzaro.
In vari Paesi in via di sviluppo come la Mauritania e Haiti stiamo aiutando le istituzioni locali a migliorare il sistema di giustizia minorile, garantire il diritto a condizioni detentive dignitose e a un reinserimento nella società dei minori in conflitto con la legge.











