Bambini poveri che crescono in strada tra violenza e sopravvivenza

Bambini poveri che crescono in strada: tra bisogno, sopravvivenza e violenza

Parlare di infanzia vulnerabile significa assumersi una responsabilità. Le parole che scegliamo, le categorie che utilizziamo, il modo in cui raccontiamo certe realtà possono fare la differenza tra una narrazione che protegge e una che, involontariamente, confonde. Quando affrontiamo temi come la povertà infantile o la vita in strada, la chiarezza non è un dettaglio: è una forma concreta di tutela dei diritti umani.

Spesso, i bambini di strada sono completamente soli, non hanno una casa né una famiglia, vivono in strada con altri bambini e adulti senza casa. Altri vengono da famiglie poverissime, oppure i genitori sono malati o tossicodipendenti, vanno in strada per guadagnare qualcosa medicando e la sera tornano nel luogo dove stanno, la maggior parte delle volte solo provvisoriamente. I più fortunati mangiano una volta al giorno. Nessuno di loro frequenta la scuola, nessuno riceve assistenza medica. Se scompaiono, perché decidono di fuggire verso una situazione che sperano migliore, spesso finiscono per cadere vittime di traffici illeciti, non vengono cercati da nessuno e di loro non si sa più niente.

Chi sono i bambini di strada?

I bambini di strada rappresentano una categoria ben precisa. Si tratta di minori che vivono stabilmente nello spazio pubblico, senza una famiglia di riferimento o una tutela adulta continuativa. La strada non è un luogo di passaggio, ma l’ambiente in cui si svolge la loro vita quotidiana, spesso l’unico che conoscano.

In molti contesti del mondo, segnati da povertà, forti disuguaglianze e assenza di sistemi di protezione, questi bambini sopravvivono arrangiandosi come possono, esposti alla violenza, allo sfruttamento, all’abuso e alle dipendenze da alcol e sostanze a basso costo che finiscono troppo spesso per coinvolgerli. Per le bambine, in particolare, il rischio di sfruttamento sessuale è altissimo. 

Senza accesso a cure, istruzione e supporto psicologico, la strada diventa un luogo che consuma l’infanzia e compromette il futuro.

Colla e altre droghe a basso costo, ma sono solo bambini

In alcuni Paesi vengono trattati come tossicodipendenti, indipendentemente dall’età che hanno, e subiscono la repressione della polizia con interventi spesso violenti e sommari. Eppure sono solo bambini esposti a ciò che un bambino non dovrebbe mai vedere.

Il consumo di sostanze come colla, altri inalanti, fino alla marijuana e – nei casi peggiori – al crack, è preoccupante in alcuni paesi del mondo. Parliamo di alcuni luoghi del Sud America e dell’Africa, ma anche nelle affollate strade indiane, generalmente paesi in via di sviluppo, dove si concentrano difficoltà economiche, disparità di condizioni, assenza di strutture sociali e welfare.

Per dare un’idea del fenomeno, possiamo citare un recente studio che avrebbe individuato in Kenya oltre 300mila bambini che vivono in strada, 150mila nella sola capitale Nairobi. Un altro dato preoccupante riguarda le strade di Nuova Delhi: un report mette in luce la dipendenza da droghe, che riguarderebbe il 22% degli oltre 50mila bambini di strada solo nella capitale, e la frequenza degli abusi a cui sarebbero sottoposti da parte degli adulti.

Un fenomeno che non riguarda l’Italia ma che non possiamo ignorare

Il fenomeno dei bambini di strada, così come definito al livello internazionale, non riguarda da vicino l’Italia. Nel nostro Paese c’è una rete istituzionale che, quando manca la famiglia, nella stragrande maggioranza dei casi interviene in modo efficace nei confronti delle peggiori derive come quelle appena descritte.

Questo non significa negare l’esistenza di situazioni di forte disagio. In Italia esistono minori e giovani senza fissa dimora, spesso adolescenti prossimi alla maggiore età e in larga parte minori stranieri non accompagnati. Si tratta però di una realtà diversa, che presenta problematiche specifiche e richiede strumenti di intervento differenti. 

Bambini che vivono in strada e povertà infantile

La povertà infantile è un fenomeno molto più ampio e complesso. 

Nel mondo, 417 milioni di bambini, più di uno su cinque nei Paesi a basso e medio reddito, vivono in condizioni di povertà privati di almeno due beni di prima necessità come nutrizione e servizi igienici.

È il dato spaventoso che emerge dal rapporto Unicef  “La condizione dell’infanzia nel mondo 2025: porre fine alla povertà dei bambini – Il nostro imperativo comune”, pubblicato il 20 novembre 2025. La ricerca si basa sui dati provenienti da oltre 130 paesi a basso e medio reddito per valutare l’entità della povertà multidimensionale misurando le privazioni in sei categorie: istruzione, salute, condizione abitativa, nutrizione, servizi igienici e acqua.

Quando la povertà diventa strutturale

Il rischio di povertà estrema aumenta nei Paesi colpiti da conflitti o instabilità, nelle famiglie con bassi livelli di istruzione, nelle aree rurali isolate e tra i bambini che vivono situazioni di particolare vulnerabilità come disabilità, sfollamento forzato o appartenenza a popolazioni indigene.

In questi contesti la povertà non è una condizione temporanea, ma una realtà che tende a riprodursi nel tempo, limitando le possibilità di riscatto e alimentando cicli di esclusione sociale. Tuttavia, anche in queste situazioni, la maggior parte dei bambini non vive in strada, ma all’interno di nuclei familiari fragili che necessitano di sostegno e protezione.

Bambini più a rischio in situazioni di povertà estrema: il 22,4% ha tra gli zero e i quattro anni

I bambini più piccoli restano i più esposti alla povertà. Nel 2024 quasi un quarto dei piccoli tra 0 e 4 anni viveva in condizioni di povertà economica estrema, una quota nettamente superiore a quella degli adolescenti tra i 15 e i 17 anni. La situazione peggiora nei Paesi fragili o segnati da conflitti: qui, un bambino su due cresce senza le risorse fondamentali per vivere dignitosamente, mentre nei contesti più stabili la percentuale scende a poco più di un decimo.

Il livello di istruzione di chi guida la famiglia fa una differenza enorme. Quando il capofamiglia non ha avuto accesso alla scuola, il rischio di povertà estrema per i bambini sale oltre il 30%, mentre si riduce drasticamente, sotto il 6%, quando si tratta di adulti con un’istruzione terziaria.

Anche il luogo in cui si nasce pesa come un destino: quasi l’80% dei bambini che vivono in povertà estrema abita in aree rurali, anche se è noto che la miseria nascosta nelle baraccopoli urbane e negli insediamenti informali è spesso ancora più dura.

Non confondere povertà e bambini di strada

Confondere la povertà infantile con la condizione dei bambini di strada significa semplificare eccessivamente fenomeni diversi e complessi. La strada rappresenta l’ultimo stadio dell’esclusione, non il punto di partenza. Ogni realtà richiede risposte specifiche, calibrate sui bisogni reali dei bambini coinvolti.

Riconoscere le differenze permette di costruire interventi più efficaci e rispettosi della dignità dei minori. Proteggere un bambino significa prima di tutto comprenderne la condizione, senza sovrapposizioni né stereotipi.

Povertà educativa, sanitaria ed emotiva

La povertà in strada non è solo fame o mancanza di un tetto. È anche assenza di cure, spesso totale, dalla più semplice medicazione alla prevenzione di malattie gravi.  È anche mancanza di istruzione o povertà educativa, con un impatto devastante sulle possibilità future.

Ma c’è una povertà ancora più subdola: quella emotiva.
Un bambino senza adulti di riferimento cresce senza sentirsi visto, ascoltato, amato. E senza amore, i diritti umani diventano frasi vuote.

I pericoli quotidiani dei bambini che vivono in strada

La strada è un territorio dove vige la legge del più forte. I bambini vengono picchiati, derubati, minacciati, sfruttati. Molte bambine subiscono violenze sessuali già in età prepuberale. Traumi difficilissimi da superare, soprattutto senza supporto psicologico.

Ancora, i giovani in strada, in cambio di una speranza di vivere meglio, vengono reclutati per lavori illegali e pericolosi come lo spaccio o le attività per gruppi criminali. Altri vengono trafficati come merce. Perdere l’infanzia così è una ferita che il mondo non può più ignorare.

L’impegno di Terre des Hommes

Da oltre sessant’anni Terre des Hommes lavora per proteggere i bambini da ogni forma di violenza, abuso e sfruttamento, intervenendo sia nei contesti di povertà estrema sia nelle situazioni di marginalità più radicale. L’obiettivo è sempre lo stesso: garantire a ogni bambino il diritto a una vita dignitosa, sicura e libera dalla discriminazione, attraverso interventi di protezione, educazione e assistenza sanitaria.

Puoi contribuire ad aiutare sempre più bambini poveri con una donazione a Terre des Hommes

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