Bambini rifugiati: i diritti fondamentali e la protezione

Bambini rifugiati: i diritti fondamentali e la protezione internazionale

Ad ogni nuova guerra, ad ogni nuovo cataclisma naturale segue la fuga di migliaia, a volte centinaia di migliaia o milioni di persone, tra cui ci sono anche bambini e bambine. Oltrepassato il confine del proprio paese possono diventare rifugiati, uno status che nel diritto internazionale prevede alcuni diritti specifici, purtroppo spesso negati.

Quanti sono i bambini rifugiati nel mondo

Secondo le ultime stime di Unicef e Unhcr (l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) i bambini* registrati come rifugiati nel mondo sono 15 milioni circa, a cui si aggiungono circa 1,7 milioni di bambini palestinesi rifugiati registrati dall’Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi). Assieme a loro possiamo contare anche 2,7 milioni di minorenni che hanno lasciato il proprio paese e che hanno fatto domanda di protezione internazionale, i cosiddetti “richiedenti asilo”.

Il diritto d’asilo e la tutela dei minori migranti nel diritto internazionale

Quando una persona fugge dal proprio paese perché lì non può vivere in sicurezza, è stata perseguitata (o è a rischio di esserlo) a causa della sua etnia, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, può chiedere protezione in un altro Stato.

Nel caso dei minori il diritto internazionale parte dal principio fondamentale che un minore migrante è prima di tutto un minore.
I suoi diritti, infatti, non dipendono dalla nazionalità, dallo status migratorio né dal fatto che sia rifugiato, richiedente asilo, migrante irregolare o minore non accompagnato. Di fatto a lui/lei si applicano i diritti sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989.

Una tutela fondamentale sancita nell’art. 22 di questa convenzione stabilisce che ogni bambino che cerca di ottenere lo status di rifugiato o che è considerato rifugiato deve ricevere protezione e assistenza adeguate, sia che si trovi con i genitori sia che sia solo. Inoltre gli Stati devono collaborare per rintracciare i genitori o altri familiari ai fini del ricongiungimento familiare.
Un altro testo importante in questo campo è la Convenzione di Ginevra del 1951.

La convenzione di Ginevra e la protezione dei bambini in fuga

Questa convenzione sullo status dei rifugiati non contiene una sezione specifica dedicata ai bambini. Infatti i minori riconosciuti come rifugiati godono degli stessi diritti e delle stesse tutele previste per tutti i rifugiati.
Particolarmente importanti per i bambini rifugiati ci sono i seguenti diritti:

  • Non essere rimandato in un paese dove la sua vita o libertà sarebbero minacciate (principio di non-refoulement, art. 33).
  • Non essere discriminato nell’applicazione della Convenzione per etnia, religione o paese d’origine (art. 3).
  • Accesso all’istruzione primaria alle stesse condizioni dei cittadini del paese che lo accoglie (art. 22).
  • Accesso all’assistenza sanitaria alle stesse condizioni degli altri cittadini (art. 23).
  • Accesso alla giustizia e ai tribunali (art. 16).
  • Libertà di religione (art. 4).
  • Ottenimento di documenti di identità validi per viaggiare, secondo le condizioni previste dalla Convenzione (artt. 27-28).

Per quel che riguarda l’Italia, esiste nella nostra Costituzione un articolo specifico, l’articolo 10 al comma 3, che stabilisce che «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.»

La sfida dei minori stranieri non accompagnati

I minori stranieri non accompagnati (Mnsa in sigla) sono coloro che arrivano in Italia quando non hanno raggiunto ancora la maggiore età e non sono accompagnati da uno o entrambi i genitori.
Al 31 di agosto del 2026 nel nostro territorio sono presenti 13.679 Mnsa, in maggioranza maschi adolescenti. Solo poco più dell’11% è costituito da bambine e ragazze. Nel mese di agosto 2026 ne sono arrivati 1.056.

Quanto ai paesi di provenienza di questi minori, sono in tutto 22. Al primo posto troviamo l’Egitto da cui è arrivato quasi il 32% dei minori stranieri non accompagnati, seguito da Ucraina (15,3%) e Bangladesh (15%). Gli Mnsa provenienti dall’Africa subsahariana sono molti di meno, vanno dal 5% del Gambia al 3% della Costa d’Avorio, allo 0,5% di Sudan e Nigeria. Tra le nazioni non africane troviamo Albania, Pakistan, Afghanistan, Kosovo e Turchia.

Questi ragazzi hanno alle spalle storie spesso troppo pesanti per la loro età. C’è chi scappa da conflitti, chi da regimi dittatoriali, chi da discriminazioni e abusi, chi da un futuro di miseria.

@Mirko Cecchi, Illustrazioni Michela Nanut

@Mirko Cecchi, Illustrazioni Michela Nanut

Molti di coloro che sono dovuti passare dalla Libia per attraversare il Mediterraneo sono finiti nei centri di detenzione per migranti. Su questi luoghi abbiamo tante testimonianze e rapporti che li descrivono come veri e propri lager, dove la gente è torturata e privata di documenti e soldi. E i bambini non fanno eccezione, e portano ferite sul loro corpo e nella loro psiche.

L’impatto psicologico della violenza e dell’esilio

Per un adolescente essere costretto a lasciare il proprio paese non significa soltanto cambiare luogo in cui vivere.
Significa spesso perdere, almeno temporaneamente, punti di riferimento, amicizie, scuola, abitudini e senso di appartenenza, mentre si attraversa una fase decisiva per la costruzione della propria identità.
Le esperienze vissute prima e durante la fuga, insieme all’incertezza e alle difficoltà incontrate nel Paese di arrivo, possono provocare paura, ansia, isolamento e difficoltà a immaginare il futuro.
Ma un ambiente sicuro, relazioni stabili, scuola, amicizie e adulti di riferimento possono diventare potenti fattori di protezione e aiutare ragazze e ragazzi a ritrovare fiducia e progettualità.

Come Terre des Hommes assiste i bambini rifugiati

La nostra organizzazione è presente in molti paesi in conflitto o a loro limitrofi, dove si riversa la maggior parte dei profughi. Per esempio in Libano, dove durante la guerra civile siriana si sono rifugiate milioni di persone provenienti da quel paese, o la Giordania, che ha accolto un numero di poco inferiore di siriani.
Ci siamo attivati per la protezione dei bambini ucraini in Italia all’indomani dell’aggressione russa e abbiamo una lunga esperienza nell’assistenza dei minori stranieri non accompagnati e delle famiglie con bambini che arrivano sulle nostre coste con il progetto Faro.
Gli interventi di assistenza ai bambini rifugiati sono adattati ai vari contesti in cui si opera.
Si va dall’assistenza psicosociale, per far ritrovare un minimo di normalità e serenità attraverso giochi e attività artistiche e ricreative, al sostegno all’istruzione, con educazione informale e corsi di recupero per evitare che i bambini rifugiati abbandonino definitivamente il percorso scolastico e finiscano nelle reti di sfruttamento e tratta o, specialmente nel caso delle ragazzine, siano costrette a sposarsi.
Nei nostri Child-Friendly Spaces (spazi protetti a misura di bambino) vengono intercettati i casi più vulnerabili e le fragilità familiari, che poi vengono seguiti con programmi personalizzati di supporto psicologico, sanitario, legale e orientamento ai servizi del territorio.
In Italia abbiamo contribuito anche alla formazione dei tutori per i minori stranieri non accompagnati, una figura molto importante prevista dalla Legge Zampa che offre una tutela rafforzata al minore che si trova nei centri di accoglienza.

Per sensibilizzare il grande pubblico sulla condizione dei minori stranieri non accompagnati abbiamo lanciato il video esperimento “Brave Path – l’agenzia viaggi che nessuno sceglierebbe”.

Si parte da una provocazione: cosa faresti se un’agenzia viaggi proponesse per tuo figlio un viaggio di cui non hai certezza della destinazione finale, che si svolgerà su un gommone, per cui dovrai pagare tutto quello che hai, e durante il quale non avrete modo di sentirvi e senza sapere se e quando tornerà?
Nessun genitore accetterebbe, se avesse scelta. Ma a portare qui le migliaia di Mnsa è stata, a volte, la flebile speranza dei loro genitori di dare ai propri figli un futuro lontano dalle guerre, dalle dittature e dalla povertà dei loro Paesi natali, ma ad accoglierli non sempre hanno trovato un’Italia pronta a dimostrare empatia nei loro confronti.

Se vuoi sostenere i nostri progetti di assistenza e protezione dei minori rifugiati puoi donare qui

*Con il termine bambini si intendono persone con meno di 18 anni di età

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