Le vittime dei femminicidi non sono solo le donne uccise, ma sono anche i loro figli che diventano orfani nel più crudele dei modi.
Quando avviene un femminicidio i riflettori sono sempre, giustamente, puntati sulla vittima e sull’autore del reato. Ma ci sono altre vittime, che talvolta passano inosservate, sono i figli e le figlie delle donne uccise, bambini e bambine che diventano improvvisamente orfani nel più crudele dei modi.
Perdere un genitore in tenera età è un trauma terribile per chiunque, ma perderlo a seguito della violenza attuata dall’altro genitore, è qualcosa che non si può descrivere.
Chi sono gli orfani di femminicidio?
Sono bambini, bambine, adolescenti e anche giovani adulti che si trovano ad affrontare contemporaneamente terribili sfide psicologiche, economiche e sociali: la perdita violenta della madre, il suicidio o l’allontanamento del padre, il trauma di aver assistito all’omicidio o alle violenze precedenti, la perdita della casa familiare e della propria sicurezza economica, un trauma psicologico profondissimo.
Una rilevazione sui casi seguiti dai progetti di sostegno agli orfani, di cui anche Terre des Hommes fa parte, ha mostrato che circa un terzo degli orfani di femminicidio presi in carico ha assistito direttamente all’uccisione della madre.
I figli di donne uccise sono vittime due volte
Gli “orfani speciali”, secondo la definizione di Costanza Baldry, autrice della prima ricerca sul fenomeno, sono bambini e bambine che improvvisamente perdono tutti i riferimenti; è la mamma che viene uccisa, ma il papà, nei casi in cui il reato si verifica all’interno della coppia, potrebbe finire in carcere o decidere di concludere in modi estremi il gesto. Secondo l’autrice questi minori sono infatti orfani due volte, perché oltre ai genitori perdono anche la loro capacità di sognare una vita normale e felice.
Poiché nella quasi totalità dei casi i crimini domestici riguardano l’uccisione della madre per mano del padre o compagno, si parla sempre più frequentemente di orfani di femminicidio.
Quanti sono gli orfani di femminicidio?
Non esiste ancora un registro nazionale dei femminicidi o dei crimini domestici e non c’è un numero ufficiale aggiornato degli orfani. Le stime più recenti che riguardano il fenomeno complessivo nel tempo indicano oltre 3.500 orfani in Italia. Questa stima è stata riferita nel 2025 alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio ed è stata successivamente richiamata anche in atti del Senato.
Ma è importante distinguere questo dato dalle rilevazioni annuali. Per esempio, nel 2024 l’Istat ha stimato 25 minori rimasti orfani a seguito di femminicidi all’interno della coppia; in 17 di questi casi era morto anche il padre, perché si era suicidato.
L’assenza di un registro nazionale è uno degli elementi che rende difficile l’applicazione della legge e la presa in carico immediata degli orfani dopo la tragedia.
Le conseguenze psicologiche più frequenti
Le conseguenze psicologiche negli orfani di femminicidio possono essere molto profonde, ma non sono uguali per tutti. Dipendono dall’età, dal rapporto con la madre e con il padre, dal fatto di aver assistito o meno all’omicidio, dalla rete familiare e soprattutto dalla possibilità di ricevere un sostegno adeguato.
Disturbo da stress post-traumatico.
Se il bambino ha assistito all’uccisione della madre, può sviluppare diversi disturbi da stress post traumatico. Possono comparire:
- incubi e ricordi intrusivi;
- paura improvvisa e ipervigilanza;
- difficoltà a dormire;
- evitamento di luoghi, persone o situazioni che ricordano l’evento;
- reazioni molto intense a rumori, litigi o separazioni.
Trauma complesso
In molti casi i bambini e le bambine orfani di femminicidio hanno assistito precedentemente per anni a violenze familiari, violenze verbali, violenze psicologiche.
Quando un bambino cresce dentro una casa in cui la violenza è ripetuta e imprevedibile, impara presto a leggere ogni dettaglio per anticipare il pericolo, e vive in uno stato di allerta costante. Deve imparare a sentirsi al sicuro in un ambiente pericoloso, a mantenere un senso di fiducia in chi gli fa paura, un sentimento di controllo in situazioni di assoluta impotenza e imprevedibilità. La mente mette in atto strategie complesse per gestire le proprie emozioni di paura e al tempo stesso per mantenere il legame con chi le origina
Lutto traumatico
Quando poi la violenza culmina nell’omicidio di un genitore da parte dell’altro, in genere della madre da parte del padre o del compagno, il dolore si traduce in lutto traumatico.
Il bambino può alternare disperazione, rabbia, incredulità e momenti in cui sembra non provare nulla. Quest’ultimo comportamento non significa necessariamente che “non soffra”: può essere un meccanismo di protezione.
Il lutto traumatico comporta un intreccio di perdita, paura, confusione e impotenza che contamina definitivamente la percezione del mondo come inaffidabile.
Senso di colpa
Il senso di colpa è particolarmente importante nei bambini. Possono pensare: “Avrei dovuto fare qualcosa” oppure: “Se fossi stato lì, avrei potuto salvarla.”
È un senso di colpa irrazionale, ma per il bambino può essere estremamente reale e minare la sua capacità di ricostruirsi una vita.
Conflitto di lealtà
Quando l’assassino è il padre, la situazione diventa psicologicamente ancora più complessa. Il bambino può contemporaneamente:
- amare o aver amato il padre;
- essere arrabbiato con lui;
- sentirsi in colpa per provare ancora affetto;
- desiderare di non avere più nulla a che fare con lui;
- chiedersi come sia possibile che la persona che doveva proteggerlo abbia ucciso la madre.
Questo può creare una frattura molto dolorosa nella propria identità familiare.
Problemi di fiducia e di sicurezza
La persona che avrebbe dovuto rappresentare sicurezza — il genitore — può essere diventata fonte di violenza. Di conseguenza alcuni bambini sviluppano una convinzione profonda che le relazioni non siano sicure.
Da adolescenti o adulti questo può tradursi in difficoltà a fidarsi degli altri, paura dell’abbandono o, al contrario, difficoltà a riconoscere relazioni pericolose.
Confabulazione e psicosi
Per guarire bisogna conoscere la verità. Sembra una frase cruda ed è all’opposto di quello che pensano le famiglie che affrontano la tragedia immane di un femminicidio, che nella quasi totalità tendono a nascondere la verità ai bambini pensando di proteggerli.
Questo può accadere, a volte, anche se i bambini hanno assistito all’omicidio con il buon proposito di proteggerli. Ma la negazione della verità porta solo grande confusione nei piccoli, che restano disorientati e non sanno più di chi fidarsi.
Una storia non vera non può essere rielaborata e generare una continua invenzione di storie non vere, fino a sfociare in scissione e psicosi. La narrazione della verità, per quanto dolorosa, è invece è alla base del lavoro psicologico per la rielaborazione del trauma e l’unica possibilità per gli orfani di avere una vita normale.
Nei ragazzi più grandi la mancata elaborazione del lutto può portare anche a comportamenti autolesivi o altri comportamenti a rischio. Un aspetto particolarmente importante è che il trauma non necessariamente scompare con il passare degli anni. Un bambino può sembrare stare relativamente bene nei primi mesi e manifestare problemi molto più avanti, per esempio durante l’adolescenza, quando acquisisce una maggiore capacità di comprendere ciò che è successo.
Anche alcuni eventi apparentemente normali — il primo fidanzamento, una separazione, la nascita di un figlio, una ricorrenza della morte della madre — possono riattivare il trauma.
Gli orfani di femminicidio possono superare il trauma
Questo è fondamentale. Essere orfano di femminicidio non determina automaticamente un futuro di malattia psicologica.
La presenza di almeno un adulto stabile e affidabile, la possibilità di parlare della madre senza che la sua storia venga cancellata, un ambiente sicuro e un percorso psicologico specializzato nel trauma possono fare una grande differenza.
In particolare, è importante non costringere il bambino a “dimenticare” ciò che è successo, ma aiutarlo gradualmente a costruire una narrazione della propria storia in cui la violenza subita non diventi tutta la sua identità.
La normativa nazionale sugli orfani di crimini domestici
Oggi in Italia esiste un sistema specifico di tutela per gli orfani di crimini domestici, che comprende gli orfani di femminicidio. Il riferimento principale è la legge 4/2018, poi attuata e integrata da provvedimenti successivi.
1. Assistenza psicologica gratuita
La legge prevede assistenza medico-psicologica gratuita attraverso il Servizio sanitario nazionale, per tutto il tempo necessario al recupero dell’equilibrio psicologico della vittima, e la tutela comprende espressamente gli orfani.
Quindi non si tratta soltanto di un intervento nell’immediatezza dell’omicidio: l’obiettivo è permettere un percorso di cura anche nel lungo periodo.
2. Sostegno economico e borse di studio
È previsto un apposito fondo statale dal quale possono essere finanziati:
- borse di studio;
- sostegno al percorso scolastico;
- orientamento;
- formazione professionale;
- iniziative per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro;
- spese mediche e assistenziali.
La normativa riserva particolare attenzione ai minorenni: almeno il 70% delle risorse destinate a queste misure deve essere rivolto agli interventi in loro favore.
3. Aiuto economico alle famiglie affidatarie
Questo è un aspetto molto importante e spesso poco conosciuto.
Quando un bambino rimasto orfano viene affidato a nonni, zii o ad altre persone, lo Stato prevede misure di sostegno economico per la famiglia affidataria.
Il Fondo finanzia infatti anche contributi alle famiglie che si fanno carico dell’orfano.
Questo è fondamentale perché dopo un femminicidio il bambino può perdere improvvisamente la madre e, contemporaneamente, il padre può essere detenuto o comunque non essere più disponibile.
4. Tutela giuridica
La legge ha modificato anche diverse norme del Codice civile, penale e di procedura penale per proteggere maggiormente questi bambini.
Tra le finalità c’è anche quella di evitare che l’autore dell’omicidio possa continuare ad esercitare indebitamente poteri sul figlio e di proteggere il minore nelle questioni relative alla responsabilità genitoriale.
Inoltre, in determinate condizioni, gli orfani possono beneficiare del patrocinio a spese dello Stato, cioè dell’assistenza legale senza dover sostenere personalmente i relativi costi.
5. Il Fondo nazionale
Il sostegno economico viene gestito attraverso il Fondo Vittime Mafia Estorsione Usura Reati Violenti e Orfani per Crimini Domestici, gestito da CONSAP per conto dello Stato. Il regolamento del 2020 ha definito concretamente le misure per gli orfani e le famiglie affidatarie: studio, formazione, inserimento lavorativo, spese mediche e assistenziali. E il sistema è tuttora operativo: Consap indica l’ultimo aggiornamento della disciplina al 2026.
Le misure di sostegno e la burocrazia che le allontana
Tuttavia, avere queste misure non significa automaticamente che ogni orfano riceva tutto ciò che gli spetta. Le procedure sono complesse. Bisogna presentare le domande, dimostrare i requisiti e attivare i diversi percorsi. Sono necessarie competenze che non sempre le famiglie affidatarie, spesso travolte anche loro dal dolore, sono in grado di avere.
È necessario presentare la sentenza del tribunale e spesso i tempi sono così lunghi che inficiano l’utilità di un intervento di sostegno psicologico e sociale che invece è fondamentale fin da subito dopo la tragedia. Inoltre, una parte dell’assistenza concreta — servizi sociali, presa in carico psicologica, affidamento, scuola — passa attraverso Regioni, Comuni e Servizio sanitario, e questo rende l’esperienza diversa da un territorio all’altro. La stessa legge prevede che Stato, Regioni ed enti locali sviluppino servizi gratuiti di informazione, orientamento e assistenza, che non sempre ci sono.
Il lavoro di Terre des Hommes e il progetto Respiro
Per tutti questi motivi da oltre 5 anni Terre des Hommes, insieme ad altri 12 enti, opera con il progetto ReS.P.I.R.O , Rete di Sostegno per Percorsi di Inclusione e Resilienza con gli Orfani speciali. Il progetto lavora in sei regioni del Sud Italia (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna) su quattro macroaree: presa in carico dei minori orfani, sostegno alle famiglie affidatarie, formazione degli operatori, prevenzione e sensibilizzazione.
Immediatamente a seguito del fatto drammatico si attivano nelle sei regioni équipes multisciplinari di emergenza che, in raccordo con i servizi sociali, prendono in carico le esigenze immediate del bambino o della bambina e assistono la famiglia. Si occupano della comunicazione della notizia al minorenne, della preparazione alla partecipazione al rito funebre, dell’accompagnamento al ripristino delle routine, con particolare attenzione al rientro a scuola e negli altri contesti di vita, fino al percorso di assistenza psicologica e di elaborazione della perdita.
A questo si aggiunge un “tutore di resilienza” che lavora all’orientamento e all’assistenza legale nonché alla consulenza nella fase di affidamento a parenti o ad una comunità residenziale. L’attivazione delle reti di prossimità e la creazione di un piano educativo personalizzato sono gli altri elementi centrali della presa in carico del minore.
Ma tassello imprescindibile per permettere agli orfani di ricostruirsi una vita è anche il sostegno alle famiglie affidatarie. Il progetto predispone perciò un servizio di consulenza nelle primissime fasi dell’affidamento, la costituzione di gruppi di mutuo aiuto e la realizzazione di percorsi terapeutici individuali e di gruppo.
Senza trascurare la prevenzione: per questo sono stati realizzati 400 laboratori nelle scuole con la specifica finalità di promuovere e attivare competenze sulla capacità di chiedere aiuto in situazioni di difficoltà, violenza, maltrattamento, abuso, nonché percorsi educativi, orientati a ragazzi/e e adolescenti per l’esplorazione, l’identificazione e alla messa in discussione degli stereotipi di genere e dei meccanismi socio-culturali di minimizzazione e razionalizzazione della violenza.
Il progetto ha prodotto anche importanti materiali di documentazione per gli operatori e tutti coloro che si relazionano con gli orfani
- un Vademecum legale SCARICABILE QUI
- degli Orientamenti operativi SCARICABILI QUI
- un Toolkit per operatori (presto disponibile)
Inoltre, grazie al lavoro collettivo dei professionisti del progetto, è stato pubblicato il libro che codifica il modello di intervento elaborato nei cinque anni di intervento, dal titolo: “Orfani di crimini domestici. Interventi integrati dall’emergenza alla crescita post traumatica” Edizioni FrancoAngeli 2026
Il progetto, selezionato dalla Fondazione Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, è realizzato dalla cooperativa sociale Irene ‘95 (capofila), CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), Save The Children, Terre des Hommes, Consorzio CO.RE., Azienda Ospedaliera Giovanni XXIII di Bari, APS Progetto Sirio, CENTRO FAMIGLIE Catania, Associazione THAMAIA, CIPM Sardegna, Coop. sociale KOINOS, APS SINAPSI











