Nei presidi sanitari e negli ambulatori del Burkina Faso infermieri e operatori usano da anni un’applicazione su tablet che li supporta nell’applicare il protocollo dell’Organizzazione mondiale per la salute e di UNICEF per la cura dei bambini sotto i cinque anni: sono state effettuate oltre 13 milioni di visite. In Ghana, dal 2019, i droni possono consegnare vaccini, sangue e farmaci ai centri di salute più isolati: nell’aprile 2024 è stata effettuata la milionesima consegna.
Negli ultimi dieci anni smartphone, droni, intelligenza artificiale e registri digitali sono entrati stabilmente nel lavoro umanitario. C’è chi lo chiama “cyber-umanitarismo” e questa etichetta racchiude tanti progetti piccoli e grandi che possono portare risultati importanti.
Ma dietro questa facciata scintillante e avanguardistica possono celarsi dei rischi che chi lavora con e per i bambini non può permettersi di ignorare. La tecnologia, da sola, non salva nessuno: funziona quando risponde a un bisogno reale, quando si integra nei sistemi sanitari e sociali dei Paesi e quando rispetta i diritti delle persone, a cominciare dai più piccoli.
App per il monitoraggio della nutrizione
Nella lotta alla malnutrizione infantile il tempo è tutto: riconoscere presto un bambino che non cresce come dovrebbe permette di intervenire prima che i danni diventino irreversibili. Il metodo tradizionale (bilancia, metro e nastro per misurare la circonferenza del braccio) è testato da decenni sul campo ma è soggetto a errori, soprattutto quando gli operatori non sono adeguatamente formati.
Per questo diverse organizzazioni stanno sperimentando strumenti digitali. L’ong tedesca Welthungerhilfe ha sviluppato Child Growth Monitor, un’app che usa il sensore a infrarossi di alcuni smartphone per ricostruire in 3D il corpo del bambino e stimarne altezza, rapporto tra peso e volume corporeo e circonferenze di testa e braccio. I dati vengono poi elaborati in cloud con algoritmi di intelligenza artificiale. Lo strumento è stato testato in India, anche insieme ad Azione contro la Fame.
Tuttavia, una tecnologia così sofisticata richiede lunghi tempi di sviluppo: il lancio era previsto per il 2021 e nel 2020 ne è uscita una versione beta, ma ancora oggi l’organizzazione la presenta come un’app in fase di sviluppo.
Un esempio che riguarda da vicino la famiglia di Terre des Hommes è IeDA (Integrated e-Diagnostic Approach), sviluppato dalla Fondazione Terre des hommes di Losanna insieme al ministero della Salute del Burkina Faso per rispondere a un problema preciso. Nei Paesi dell’Africa occidentale i sistemi sanitari hanno lacune profonde e quasi un bambino su dieci non arriva a compiere cinque anni, spesso a causa di diagnosi sbagliate.
IeDA è un’applicazione per tablet che accompagna infermieri e operatori sanitari nelle visite ai bambini sotto i cinque anni, seguendo il protocollo clinico di OMS e UNICEF. È usata in Mali, Niger e Burkina Faso, dove nel 2020 era arrivata in circa 1.200 centri di salute, il 60% del Paese, con 200mila visite pediatriche al mese. Progressivamente l’uso di questa app si è diffuso in altri Paesi africani (come Mali e Niger) e in India.
Droni per la consegna di medicinali
In molte aree rurali dell’Africa subsahariana il problema non è solo la mancanza di farmaci, ma la difficoltà di farli arrivare a destinazione: strade sterrate, piogge che le trasformano in fiumi, distanze enormi. Qui i droni hanno dimostrato di poter fare la differenza.
Nel 2016 in Malawi UNICEF e governo hanno testato l’uso dei droni per trasportare ai laboratori i campioni di sangue essiccato necessari alla diagnosi precoce dell’HIV nei neonati.
In Ruanda dal 2016 e in Ghana dal 2019, l’azienda Zipline lavora con i governi locali per consegnare sangue, vaccini e medicinali: il personale sanitario ordina via sms e riceve il pacco, sganciato con un paracadute, in tempi molto più rapidi rispetto a quelli richiesti per un trasporto convenzionale.
Nell’aprile 2024 Zipline ha effettuato la sua milionesima consegna, due sacche di soluzione fisiologica per un ambulatorio remoto del Ghana. Secondo la Fondazione Gates, che sostiene il programma, nelle zone servite dai droni i tassi di vaccinazione di routine sono cresciuti in media del 21%.
Anche qui, però, contano le condizioni: i droni funzionano quando sono integrati nella catena di approvvigionamento pubblica, quando i centri di salute hanno personale per usare ciò che ricevono e quando la dipendenza da aziende private è governata con regole chiare.
L’etica dei dati nel settore umanitario
Ogni app, ogni scansione, ogni registrazione biometrica produce dati. E nel lavoro umanitario quei dati riguardano persone già in condizioni di estrema vulnerabilità: rifugiati, sfollati, bambini. Una cattiva gestione li può esporre a rischi gravissimi.
Il caso dei Rohingya lo ha mostrato con chiarezza. Nel 2021 Human Rights Watch ha denunciato che i dati raccolti dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati durante la registrazione dei profughi in Bangladesh (foto, impronte digitali, informazioni anagrafiche) erano finiti, attraverso il governo bengalese, nelle mani delle autorità del Myanmar, il Paese da cui erano fuggiti. Tra il 2018 e il 2021 sarebbero stati trasmessi i nominativi di almeno 830.000 persone. Secondo l’organizzazione, molti rifugiati non avevano compreso che i loro dati potevano essere condivisi.
I dati biometrici, a differenza di una password, non si possono cambiare né “ritirare” una volta condivisi. Un’impronta digitale raccolta a cinque anni accompagna una persona per tutta la vita. Per questo, quando si parla di bambini, il principio del “non nuocere” deve valere anche per il digitale: raccogliere solo i dati davvero necessari, spiegare in modo comprensibile a famiglie e minori come verranno usati, proteggerli e non condividerli con chi potrebbe usarli contro di loro.
Il settore si sta dotando di regole comuni. Nel maggio 2023 l’Inter-Agency Standing Committee (IASC), il principale forum di coordinamento umanitario delle Nazioni Unite e delle ong, ha pubblicato la seconda edizione delle sue linee guida operative sulla “responsabilità dei dati”, cioè la gestione sicura, etica ed efficace dei dati, personali e non, in ogni fase della risposta umanitaria.
La tecnologia è uno strumento, non il fine
Droni e app possono essere utili, ma nei contesti umanitari rischiano di non essere davvero risolutivi.
Nei Paesi più poveri e nelle aree rurali più marginalizzate il rischio è di puntare sull’oggetto innovativo e dimenticare tutto quello che serve perché funzioni: un tablet senza elettricità, senza rete o senza qualcuno che sappia ripararlo diventa in fretta un soprammobile. Un drone può consegnare un vaccino in mezz’ora, ma se nel centro di salute manca chi lo somministra, quel vaccino resta in frigo. E molti progetti vivono finché dura il finanziamento: quando il donatore se ne va, lo strumento si spegne con lui.
Le esperienze che funzionano hanno in comune proprio questo: la tecnologia va a supporto di operatori formati, dentro un sistema pubblico che se ne prende carico. Per chi lavora con l’infanzia la priorità resta investire su persone, competenze e servizi di base.
Terre des Hommes è impegnata in centinaia di progetti di emergenza, aiuto umanitario e cooperazione allo sviluppo in 21 Paesi del mondo, di cui ne beneficia quasi un milione di persone. Se vuoi sostenere i suoi interventi puoi donare cliccando qui











