Giustizia minorile in Italia: diritti e reinserimento - Terre des Hommes Italia

Giustizia minorile: oltre la pena, verso il reinserimento

In questi giorni le proteste giovanili e i riot che hanno interessato varie città italiane hanno riportato alla ribalta il tema della giustizia minorile, ovvero il sistema giudiziario che si occupa dei bambini e degli adolescenti che hanno commesso un reato o sono accusati di averlo fatto. A differenza della giustizia per gli adulti, quella minorile tiene conto della loro età e punta non solo a far comprendere le conseguenze delle proprie azioni, ma anche a offrire opportunità educative e di reinserimento nella società, ancor più di quello che avviene per gli adulti. La giustizia minorile, infatti, non deve limitarsi a punire un reato, ma deve tutelare i diritti del minore e favorirne il recupero.

Quali principi internazionali regolano la giustizia minorile?

A livello internazionale esiste un insieme di convenzioni, regole e linee guida che definisce i principi fondamentali della giustizia minorile. Il primo riferimento è sicuramente la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, che si occupa di questo tema in vari articoli:

  • articolo 3, dove si inserisce il principio fondamentale del “superiore interesse” del minore: in qualsiasi legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/a e adolescente deve avere la priorità.
  • articolo 37, che stabilisce che ogni minore privato della libertà non deve essere detenuto assieme agli adulti e che la privazione della libertà deve essere una misura da usare solo nei casi di effettiva necessità e durare il minor tempo appropriato.
  • articolo 40, che definisce le garanzie giudiziarie e l’obiettivo del reinserimento sociale. In particolare, specifica che “Gli Stati parti riconoscono a ogni fanciullo sospettato, accusato o riconosciuto colpevole di reato penale il diritto a un trattamento tale da favorire il suo senso della dignità e del valore personale, che rafforzi il suo rispetto per i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali e che tenga conto della sua età nonché della necessità di facilitare il suo reinserimento nella società e di fargli svolgere un ruolo costruttivo in seno a quest’ultima”.

Nel 2019 il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia ha presentato il Commento generale n. 24 dove ribadisce che i sistemi di giustizia minorile devono mettere al centro i diritti, la dignità e il reinserimento sociale dei minori in conflitto con la legge. Il documento raccomanda agli Stati di fissare come età minima di responsabilità penale almeno i 14 anni, nonché di privilegiare misure educative e alternative al procedimento penale, limitando il ricorso alla detenzione ai casi di effettiva necessità. L’obiettivo è garantire una giustizia che tenga conto dell’età e dello sviluppo dei minori, favorendone la responsabilizzazione e il ritorno nella comunità.

Quali sono le conseguenze della detenzione sui minorenni?

La detenzione può avere conseguenze importanti sulla salute mentale e sul futuro dei ragazzi e delle ragazze. Ecco le principali:

  • Ansia, depressione e stress: la perdita della libertà, l’isolamento e l’incertezza sul futuro possono aumentare i rischi di problemi psicologici e, nei casi più gravi, portare ad atti di autolesionismo e suicidio.
  • Difficoltà emotive e relazionali: vivere in un ambiente restrittivo può alimentare paura, sfiducia, rabbia e difficoltà nel costruire relazioni positive.
  • Interruzione dei percorsi educativi: la detenzione può compromettere la continuità scolastica e ridurre le opportunità di formazione e lavoro.
  • Indebolimento dei legami familiari e sociali: la separazione dalla famiglia e dagli amici può aumentare il senso di solitudine e rendere più difficile il reinserimento nella comunità.
  • Stigmatizzazione ed esclusione sociale: l’esperienza del carcere può portare a discriminazioni e ostacolare l’accesso alla scuola, al lavoro e alle relazioni sociali.

Gli effetti, ovviamente, non sono uguali per tutti: dipendono dalla durata della detenzione, dalle condizioni dell’istituto, dalle esperienze precedenti e dal sostegno ricevuto. Per questo la detenzione dei minori deve essere utilizzata solo come ultima risorsa e per il periodo più breve possibile, privilegiando percorsi educativi e alternative alla privazione della libertà.

La giustizia minorile in Italia

Il sistema italiano di giustizia minorile che i reati prevede reati commessi da minorenni vengono giudicati da un tribunale specializzato, il Tribunale per i minorenni, anche se il processo si svolge dopo il compimento dei 18 anni. Chi può essere giudicato?

  • I minori e le minori al di sotto dei 14 anni non sono penalmente imputabili, quindi non possono essere condannati per un reato.
  • Tra i 14 e i 18 anni possono essere ritenuti penalmente responsabili se, al momento del fatto, avevano la capacità di comprendere il significato delle proprie azioni e di controllare il proprio comportamento.

Il sistema privilegia, quando possibile, misure alternative alla detenzione con percorsi educativi e soluzioni che permettano ai ragazzi di proseguire gli studi, ricevere sostegno e assumersi le proprie responsabilità. La detenzione è prevista nei casi stabiliti dalla legge, ma deve essere utilizzata come ultima risorsa. I giovani detenuti sono accolti in strutture dedicate, chiamate Istituti Penali per i Minorenni (IPM).

Come funziona il processo penale minorile

Per capire come si svolge il processo penale minorile illustriamo le varie fasi:

  1. Le indagini: quando un minore è sospettato di aver commesso un reato la Procura presso il Tribunale per i minorenni avvia le indagini. Vengono raccolte le prove e valutate anche le condizioni personali, familiari e sociali del ragazzo/a.
  2. L’udienza preliminare: al termine delle indagini, se il pubblico ministero esercita l’azione penale, dopo l’udienza preliminare il giudice valuta come procedere. In alcuni casi può già concludere il procedimento, senza arrivare al dibattimento.
  3. A questo punto il giudice può adottare diverse soluzioni, tra cui:
  • Irrilevanza del fatto: per reati particolarmente lievi e comportamenti occasionali, il procedimento può essere chiuso senza una condanna, se proseguirlo rischia di danneggiare il percorso educativo del minore.
  • Messa alla prova: il processo viene sospeso e il ragazzo segue un progetto educativo personalizzato. Se lo completa positivamente, il reato viene dichiarato estinto.
  • Processo e sentenza: quando non è possibile adottare altre soluzioni, si procede al giudizio, che può concludersi con un’assoluzione o una condanna.
  1. L’esecuzione della pena: in caso di condanna, possono essere previste pene e misure che favoriscono il reinserimento sociale. La detenzione negli Istituti Penali per i Minorenni (IPM) deve rappresentare l’ultima risorsa.

Gli Istituti Penali per i Minorenni in Italia

In Italia ci sono 20 Istituti Penali per i Minorenni (IPM), strutture che accolgono ragazzi e ragazze sottoposti a custodia cautelare o condannati per reati commessi prima dei 18 anni. Possono ospitare anche giovani adulti fino ai 25 anni. Gli IPM sono luoghi di detenzione, ma devono garantire anche istruzione, formazione professionale, attività sportive e sostegno psicologico ed educativo, anche attraverso la collaborazione di organizzazioni esterne. L’obiettivo è aiutare i giovani a sviluppare nuove competenze e prepararsi a tornare nella società. Al 30 settembre 2026, negli IPM italiani erano detenuti 557 giovani (528 maschi e 29 femmine). Nonostante la funzione educativa prevista dalla legge, il sistema deve affrontare diverse difficoltà, tra cui il sovraffollamento di alcune strutture e la necessità di garantire percorsi educativi adeguati a tutti.

Il Decreto Caivano e i cambiamenti nella giustizia minorile

Nel 2023 il Decreto Caivano ha introdotto nuove misure per contrastare la criminalità minorile. Tra le principali novità ci sono regole più severe per l’applicazione della custodia cautelare, maggiori possibilità di trasferire i giovani adulti nelle carceri ordinarie e limitazioni all’accesso alla messa alla prova per alcuni reati. Ciò ha portato a una sensibile crescita dei giovani detenuti negli Istituti Penali per i Minorenni, dato che si è passati da 381 presenze alla fine del 2022 alle attuali 557. Secondo l’associazione Antigone questa crescita ha portato il sovraffollamento a diventare un problema strutturale anche nel sistema minorile, con conseguenze sulle condizioni di vita, sulle attività educative e sulla possibilità di costruire percorsi individualizzati. Inoltre Antigone sottolinea come ad agosto 2026 il 68,1% di chi era in IPM non aveva una condanna definitiva e, più di uno su 4, era in attesa di primo giudizio.

L’impegno di Terre des Hommes nella giustizia minorile

In molti Paesi, tra cui Mauritania, Haiti, Nicaragua, Burkina Faso, Terre des Hommes ha collaborato e continua a collaborare per realizzare un sistema di giustizia minorile in accordo con i principi fondamentali internazionali, costruendo strutture per accogliere i minori in conflitto con la legge[1], offrendo a operatori e agenti di polizia formazione sui diritti dei minori, percorsi professionalizzanti per i minori detenuti, assistenza legale e psicologica. In Italia con il progetto Chance abbiamo portato avanti un programma psicosociale per i minorenni e neomaggiorenni detenuti e gli operatori dell’istituto Beccaria di Milano e dell’Istituto Penale minorile di Catanzaro. Puoi contribuire al reinserimento dei minorenni in conflitto con la legge nella società con una donazione cliccando qui. Persone sotto i 18 anni sospettate, accusate o riconosciute responsabili di un reato.

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