Un pasto a scuola non è solo nutrimento: è salute, uguaglianza e, per milioni di bambini nel mondo, l’unico pasto completo della giornata. Ma l’accesso alle mense scolastiche resta profondamente diseguale, in Italia come nel resto del pianeta.
C’è un momento della giornata scolastica che raramente finisce nei discorsi sull’istruzione, eppure racconta molto della società in cui viviamo: il pranzo. Per un bambino, sedersi a mensa con i compagni significa mangiare pasti completi, imparare la convivialità, sentirsi parte di un gruppo. Per molti altri, però, può avere un significato più profondo. In alcune aree del pianeta – non dobbiamo dimenticarlo mai – quello fornito dalla scuola potrebbe essere l’unico pasto completo che riceveranno in tutta la giornata.
Poter accedere a una mensa scolastica permette di godere di due diritti fondamentali dell’infanzia: quello al cibo e quello all’istruzione. Dove funziona una mensa, questa protegge la salute dei bambini, combatte la povertà alimentare e li tiene a scuola. Dove manca, o dove i costi sono inaccessibili ai più, diventa una linea di frattura che divide chi può da chi resta escluso. Ed è una frattura che attraversa tanto le mense scolastiche in Italia quanto quelle del resto del mondo. Partiamo dalla situazione nel nostro Paese.
Costo della mensa a scuola: quanto pesa un pasto sulle famiglie italiane
In Italia mangiare a scuola costa, e costa sempre di più. Secondo l’ultima indagine di Cittadinanzattiva, nell’anno scolastico 2025/2026 una famiglia con reddito medio ha speso circa 87 euro al mese per la mensa di un figlio alla scuola dell’infanzia e 89 euro alla primaria, in aumento rispetto agli 85 e 86 euro dell’anno precedente. Il costo del singolo pasto è salito a 4,30 euro all’infanzia e 4,41 euro alla primaria.
Ma il dato nazionale nasconde divari territoriali enormi. La regione più cara si conferma l’Emilia-Romagna, con circa 116 euro mensili, mentre la più economica resta la Sardegna, intorno ai 61 euro. In alcune regioni i rincari sono a doppia cifra: nella primaria si registrano picchi come il +16,6% in Molise. A parità di servizio, insomma, una famiglia può pagare quasi il doppio a seconda della città in cui vive.
A pesare non è solo la tariffa, ma anche la disponibilità del servizio: secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, solo il 36,5% degli edifici scolastici statali dispone di una mensa. E la geografia dell’esclusione è netta: al Nord la dotazione è del 45,5%, al Centro del 41,5%, ma al Sud scende al 24% e nelle Isole al 22,3%. Dove manca la mensa, spesso manca anche il tempo pieno, negato ancora a circa un bambino su due nella scuola primaria.
Diritto al pasto scolastico: un investimento, non un lusso
In Italia le mense scolastiche erogano circa 400 milioni di pasti all’anno, il che le rende uno dei più grandi servizi pubblici di prevenzione sanitaria e nutrizionale del Paese. Non si tratta di un dettaglio organizzativo: un pasto equilibrato consumato a scuola può contrastare contemporaneamente la povertà alimentare, i disturbi della nutrizione e le disuguaglianze sociali.
Eppure, dal punto di vista normativo, la refezione scolastica è ancora considerata un “servizio a domanda individuale”: non obbligatorio, facoltativo, a pagamento. Per questo, molte organizzazioni in Italia chiedono da tempo che la mensa venga riconosciuta come livello essenziale delle prestazioni (LEP), cioè come un diritto garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, insieme all’ampliamento del Fondo per la povertà alimentare.
La posta in gioco è alta soprattutto per le famiglie più fragili. Le rilevazioni indicano che una quota consistente di nuclei familiari è a rischio povertà, con percentuali che crescono drasticamente nelle famiglie con tre o più figli minori. Per questi bambini, il pasto a scuola non è un comfort: è protezione. Garantirlo significa difendere concretamente il diritto all’istruzione, perché un bambino ben nutrito è un bambino che può sviluppare al meglio le sue capacità cognitive e il suo apprendimento.
Morosità incolpevole mensa: quando a pagare sono i bambini

Esiste una pratica che trasforma il pasto da strumento di inclusione a occasione di stigmatizzazione: l’esclusione dei bambini dalla mensa quando i genitori sono in ritardo con i pagamenti. Negli ultimi anni diversi Comuni italiani hanno adottato regolamenti che sospendono automaticamente il servizio in caso di debito.
Le cronache raccontano casi che feriscono il buon senso e parlano di bambini costretti a mangiare pane e olio mentre i compagni pranzano con pietanze calde e hanno a disposizione un pasto completo. Il punto critico è: la mancata distinzione tra chi non paga per reale difficoltà economica, la cosiddetta morosità incolpevole, e chi invece potrebbe permetterselo.
Escludere un minore dalla mensa per il debito dei genitori è una violazione dei principi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, a partire dal diritto alla salute e all’istruzione. Il principio dovrebbe essere semplice: la rivalsa per un debito va esercitata nei confronti degli adulti, con gli strumenti ordinari di recupero crediti, non facendola ricadere su un bambino di pochi anni.
La situazione delle mense scolastiche nel mondo
Se in Italia il tema è l’equità nell’accesso, su scala globale la posta in gioco è ancora più alta.
Eppure, proprio qui arriva una delle notizie più incoraggianti degli ultimi anni. Secondo il rapporto The State of School Feeding Worldwide 2024 del Programma Alimentare Mondiale (WFP), oggi 466 milioni di bambini nel mondo ricevono un pasto a scuola: quasi 80 milioni in più rispetto al 2020, con una crescita del 20% in soli quattro anni.
A colpire è che questa espansione è guidata dai governi nazionali, non più solo dagli aiuti esterni. I finanziamenti globali per i pasti scolastici sono più che raddoppiati, passando da 43 a 84 miliardi di dollari, e oggi il 99% di queste risorse proviene da bilanci pubblici nazionali. È l’Africa a trainare il cambiamento, con circa 20 milioni di bambini in più raggiunti dai programmi nazionali, grazie ai progressi di Paesi come Kenya, Madagascar, Etiopia e Ruanda.
Dietro questi programmi c’è una consapevolezza: i pasti scolastici sono uno degli investimenti più efficaci e convenienti che un Paese possa fare, con benefici che ricadono sulla salute, sull’istruzione, sull’agricoltura locale e sull’occupazione. La School Meals Coalition fondata nel 2021 e che riunisce oggi oltre 110 Paesi, si è data un obiettivo ambizioso: garantire un pasto sano ogni giorno a ogni bambino in età scolare entro il 2030. Ma nei Paesi a basso reddito, dove i bisogni sono maggiori, le risorse restano scarse e la riduzione degli aiuti internazionali rischia di frenare i progressi.
La mensa nel Sud del mondo: almeno un pasto al giorno per migliaia di bambini
C’è una ragione profonda per cui, nelle aree più povere del pianeta, il pasto scolastico cambia la vita: per moltissimi bambini rappresenta l’unico pasto completo della giornata. In questi contesti, la mensa non è un servizio accessorio, ma la porta d’ingresso alla vita stessa.
Il meccanismo è tanto semplice quanto potente. La promessa di un pasto quotidiano spinge le famiglie più povere a mandare i figli a scuola e a non ritirarli per avviarli al lavoro o, nel caso delle bambine, al matrimonio precoce. Il cibo diventa anche una leva educativa: nutre il corpo e, allo stesso tempo, tiene i bambini in classe. Quando i pasti sono preparati con prodotti coltivati sul territorio, come nei programmi di home-grown school feeding, sostengono anche i piccoli agricoltori e l’economia locale, generando un circolo virtuoso che va ben oltre il piatto.
È in questa direzione che lavora Terre des Hommes: garantire a bambine e bambini nelle aree più fragili del mondo non solo l’accesso a un’aula, ma anche le condizioni di salute e nutrizione che rendono possibile l’apprendimento. Perché non ha senso costruire una scuola se poi un bambino è troppo denutrito per seguire una lezione. In vari Paesi dove è presente ha promosso la realizzazione di orti scolastici e comunitari, anche idroponici e biologici, per migliorare la dieta degli alunni e offrire possibilità di reddito agli operatori della scuola, da reinvestire nelle attrezzature didattiche.
Un pasto, un diritto, un futuro
Dalle mense di un capoluogo italiano alle scuole di un villaggio dell’Africa subsahariana, la posta in gioco è la stessa: garantire a ogni bambino il diritto a nutrirsi e a imparare, senza discriminazioni. Ridurre le disuguaglianze – in Italia come nel mondo – passa anche da qui, da un gesto quotidiano e apparentemente banale come sedersi a tavola insieme.
Terre des Hommes è in prima linea per proteggere l’infanzia dalla povertà educativa e alimentare e per assicurare a bambine e bambini il diritto a crescere in salute e ad andare a scuola. Un pasto al giorno può sembrare poco, ma per migliaia di bambini è la differenza tra un futuro possibile e uno negato.
Puoi essere parte di questo cambiamento: scopri come sostenere il diritto dei bambini a una vita dignitosa e aiutaci a fare in modo che nessuno resti escluso, nemmeno dal pranzo.











