Turismo sessuale sui minori: un crimine senza confini

Turismo sessuale sui minori: un crimine senza confini

La lotta al turismo sessuale minorile passa dalla prevenzione, da leggi che superano i confini e dalla responsabilità di chi viaggia, prenota e naviga online.

Ci sono crimini che si consumano lontano dai nostri occhi, in Paesi che associamo alle vacanze, alle spiagge, ai tramonti da cartolina. Il turismo sessuale minorile è uno di questi: uno sfruttamento che si nasconde dietro l’immagine rassicurante del viaggio e che, proprio per questo, fatichiamo a riconoscere.

Eppure, non è un fenomeno marginale né confinato “da qualche parte, lontano”. È uno sfruttamento sommerso e difficile da quantificare, alimentato dalla domanda che parte dai turisti provenienti dai Paesi più ricchi, italiani compresi.

Parlare di turismo sessuale sui minori significa parlare di diritti dell’infanzia calpestati, di abusi sui più piccoli, di povertà sfruttata, di corpi trasformati in merce. Significa ricordare che dietro ogni “viaggio” c’è una bambina o un bambino a cui è stata tolta l’infanzia. 

Definizione e Paesi a rischio

Con l’espressione sfruttamento sessuale dei minori nel contesto dei viaggi e del turismo (SECTT – Sexual Exploitation of Children in Travel and Tourism) si indica la ricerca di persone minorenni con scopo di sfruttamento sessuale da parte di chi viaggia, spesso dal proprio Paese verso una destinazione estera, per approfittare di contesti in cui povertà, corruzione, debolezza dei controlli e impunità rendono più semplice l’abuso.

Non si tratta necessariamente di viaggi “organizzati” a questo scopo: nella maggior parte dei casi l’abuso è commesso da occasionali: turisti, lavoratori in trasferta, persone insospettabili che sfruttano l’occasione una volta arrivate a destinazione. È una distinzione importante, perché smonta lo stereotipo del “turista sessuale” come figura riconoscibile e isolata.

Le mete storicamente più esposte si concentrano nel Sud-est asiatico, in America Latina e in alcune aree dell’Africa subsahariana, dove la fragilità economica delle famiglie e la mancanza di reti di protezione espongono i minori a un rischio maggiore, come accade anche per altre forme di sfruttamento minorile. Ma la geografia del fenomeno è mobile: cambia con i flussi turistici, con le nuove rotte e con la crescente dimensione online, che ha spostato una parte dello sfruttamento dentro lo schermo, prima ancora che sull’aereo.

Ridurre il problema a una lista di “Paesi nei quali il turismo sessuale è (o era) tollerato” sarebbe perciò fuorviante. Lo sfruttamento sessuale dei minori non conosce confini netti: riguarda chi lo subisce, ma anche i Paesi da cui partono coloro che lo commettono.

Quadro normativo internazionale e italiano

Il primo riferimento è la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, il cui articolo 34 impegna gli Stati a proteggere i minori da ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale. Su questa base si sono costruiti gli strumenti successivi, dalla dichiarazione finale della Conferenza mondiale di Stoccolma del 1996 al Protocollo opzionale ONU sulla vendita, la prostituzione e la pornografia rappresentante minori.

L’Italia ha recepito questi principi con la Legge 269/1998, non a caso intitolata “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”. La legge ha introdotto nel Codice Penale l’articolo 600-quinquies, che punisce con la reclusione da sei a dodici anni chiunque organizzi o propagandi viaggi finalizzati allo sfruttamento della prostituzione minorile.

Il punto più avanzato della normativa italiana è il principio di extraterritorialità: un cittadino italiano che commette all’estero reati sessuali a danno di minori può essere perseguito dalla magistratura italiana, anche quando il fatto è avvenuto fuori dai confini nazionali. È una delle prime legislazioni al mondo ad averlo previsto, tanto da essere stata tradotta e presa a modello altrove.

La successiva Legge 38/2006 ha aggiornato l’impianto per contrastare lo sfruttamento sessuale e la pedopornografia anche attraverso Internet. Restano tuttavia nodi aperti: l’applicazione concreta è complessa, la raccolta delle prove all’estero difficile e, sul piano internazionale, il turismo sessuale minorile non è ancora riconosciuto come crimine contro l’umanità. Le leggi ci sono, ma senza prevenzione e cooperazione rischiano di intervenire solo quando il danno è già avvenuto.

Il ruolo delle agenzie di viaggio e del web

Il settore turistico non è uno spettatore neutrale. Compagnie aeree, tour operator, agenzie di viaggio, catene alberghiere e piattaforme di prenotazione online sono, loro malgrado, l’infrastruttura su cui il fenomeno può poggiare. Ed è proprio per questo che possono diventare un presidio di protezione.

Da questa consapevolezza è nato The Code (Code of Conduct for the Protection of Children from Sexual Exploitation in Travel and Tourism), un codice di condotta internazionale che impegna gli operatori a formare il personale, informare i viaggiatori, inserire clausole di tutela nei contratti con i fornitori e segnalare i casi sospetti. Firmare il Codice significa assumersi una responsabilità concreta, non limitarsi a una dichiarazione d’intenti.

Accanto al turismo fisico, il web ha aperto un fronte nuovo e insidioso. Adescamento online, live streaming di abusi su commissione, scambio di materiale illegale: lo sfruttamento sessuale dei minori si è in parte smaterializzato, rendendo più sfumato il confine tra il “viaggio” e l’abuso a distanza. Anche l’Unione Europea è intervenuta con proposte normative per obbligare le piattaforme a individuare, segnalare e rimuovere i contenuti di abuso sessuale su minori. 

La tecnologia non è il nemico, ma non può diventare uno spazio incontrollato. Il turismo sessuale minorile e i crimini legati allo sfruttamento sessuale si sono infatti evoluti, trovando nel Dark Web e nelle reti digitali criptate un canale primario per l’organizzazione, lo scambio di materiale e il finanziamento. Una ricerca del National Rapporteur on Trafficking in Human Beings and Sexual Violence against Children dell’Università  olandese di Leiden, ha analizzato i dati provenienti da sei forum del dark web dedicati all’abuso sessuale di minori. Complessivamente, questi forum contavano oltre 600mila utenti attivi. 

Campagne di sensibilizzazione ECPAT

Nella lotta al turismo sessuale minorile esiste il lavoro della rete ECPAT, in prima fila nella promozione dell’adesione degli operatori turistici a The Code e a produrre materiali di formazione e sensibilizzazione rivolti a viaggiatori, aziende e istituzioni.

Il cuore di queste campagne “The Code” è un messaggio semplice: non voltarsi dall’altra parte. Chi viaggia può essere testimone di situazioni sospette e ha il potere, oltre che la responsabilità morale, di non ignorarle. La sensibilizzazione punta a trasformare milioni di turisti da possibili spettatori passivi in una rete diffusa di attenzione e segnalazione.

Non si tratta di iniziative isolate. Già in occasione dei Mondiali di calcio in Sudafrica del 2010, campagne come “Tutti in campo contro il traffico di bambini”  di Terre des Hommes Italia ed Ecpat avevano provato ad accendere i riflettori sul rischio che i grandi eventi internazionali diventino un’occasione di sfruttamento. Sono passati oltre quindici anni e molti strumenti sono cambiati, ma resta valida l’intuizione di fondo: dove si concentrano flussi di persone e denaro, la protezione dei minori va rafforzata, non abbassata.

In questa stessa direzione lavora Terre des Hommes, con l’impegno costante a proteggere i bambini da ogni forma di violenza, abuso e sfruttamento, in Italia e nel mondo.

Come denunciare sospetti di sfruttamento

La prevenzione, da sola, non basta: serve anche la capacità di reagire. Chiunque, viaggiando o navigando online, si trovi davanti a una situazione sospetta può contribuire a fermare un abuso. Non occorrono prove certe: di fronte a un dubbio fondato, la cosa giusta da fare è segnalare a chi ha gli strumenti per verificare.

In Italia i principali canali sono:

  • 114 Emergenza Infanzia: numero gratuito, attivo 24 ore su 24, da contattare ogni volta che un minore è in pericolo.
  • 112 o 113: numeri delle Forze dell’ordine per le emergenze e le situazioni di rischio immediato.
  • Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica: per i contenuti e i contatti illeciti online, anche attraverso il portale del Commissariato di P.S. online (commissariatodips.it), che inoltra le segnalazioni al Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online.

Alcune indicazioni pratiche: non scaricare o conservare materiale illegale (la sola detenzione è reato, anche se a scopo documentale), annotare data, ora e riferimenti utili, e conservare, quando possibile, gli elementi che aiutino a ricostruire il contesto. Se si assiste a una situazione all’estero, è possibile rivolgersi comunque alle autorità italiane, che grazie al principio di extraterritorialità possono attivarsi anche per fatti avvenuti oltre confine.

Proteggere l’infanzia oltre ogni frontiera

Il turismo sessuale minorile è un crimine senza confini perché nasce dall’incontro tra la domanda di chi parte dai Paesi ricchi e la vulnerabilità di chi vive nella povertà. Contrastarlo richiede leggi che superino le frontiere, un settore turistico responsabile, piattaforme online che non chiudano gli occhi e viaggiatori capaci di riconoscere e segnalare.

Terre des Hommes è nato per proteggere l’infanzia da violenza, abuso, sfruttamento e discriminazione. Difendere i bambini dallo sfruttamento sessuale, ovunque avvenga, è parte integrante di questa missione, che puoi sostenere con una donazione. Ma nessuna legge e nessuna campagna bastano senza la responsabilità di ciascuno di noi.

Se questo articolo ti ha dato informazioni utili, condividilo: contribuire a diffondere consapevolezza è già un modo per proteggere una bambina o un bambino che non conosceremo mai, ma che ha lo stesso diritto di tutti gli altri a crescere al sicuro.

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