Giornata Mondiale del Libro: leggere è un diritto, non un privilegio

Giornata Mondiale del Libro: leggere è un diritto, non un privilegio

ll 23 aprile ci ricorda che leggere è un diritto di ogni bambino. Libri, educazione e parità educativa sono strumenti di uguaglianza.

La Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore (23 aprile) è un modo per ricordare che i libri, la lettura, le storie possono essere un mezzo di inclusione ed emancipazione. Nello stesso tempo, però, è il momento di pensare che, per milioni di bambini e bambine nel mondo, leggere non è ancora una possibilità.

Un libro può aprire una porta. Può dare parole alla paura e alla giustizia, forma ai desideri, spazio all’immaginazione. Può aiutare un bambino a capire il mondo e a sentirsi parte di quel mondo. Ma perché questo accada servono condizioni molto concrete: scuole accessibili, insegnanti formati, biblioteche, libri nella propria lingua, ambienti sicuri, famiglie e comunità sostenute.

La lettura non è un lusso culturale. È una questione di diritti umani, di uguaglianza, di inclusione. È parte viva del diritto all’istruzione e all’educazione. Ed è proprio qui che la parità educativa diventa centrale: non basta dire che tutti i bambini “devono essere in grado di” leggere, se poi alcuni crescono senza libri, senza scuola, senza tempo, senza protezione, senza adulti che possano accompagnarli.Parlare di lettura, quindi, significa parlare anche di giustizia. Perché un bambino escluso dai libri è un bambino a cui viene sottratta una parte di futuro.

Terre des Hommes nasce per proteggere i bambini da ogni forma di violenza o abuso e per garantire a ogni bambino il diritto all’istruzione, alla salute e alla vita, senza discriminazioni di carattere religioso, etnico, politico o di genere. 

Diritto alla lettura dei bambini: perché leggere è anche una forma di protezione

Quando parliamo di diritto alla lettura per i bambini, non parliamo soltanto della possibilità di avere un libro tra le mani. Parliamo della possibilità di comprendere, immaginare, scegliere, partecipare.

UNESCO celebra ogni anno il 23 aprile la Giornata Mondiale del Libro per promuovere il piacere della lettura e riconoscere il ruolo dei libri come ponte tra generazioni e culture. Sottolinea anche l’importanza dei libri multilingue, perché i bambini imparano meglio quando possono leggere e scrivere nella propria lingua madre.

Questo punto è fondamentale. Perché l’educazione non è neutra: può includere oppure escludere. Se una bambina vive in un contesto in cui non ci sono libri nella sua lingua, se un bambino con disabilità non trova testi accessibili, se una famiglia non può permettersi materiali scolastici, allora il diritto alla lettura resta scritto sulla carta ma non entra nella vita.

Leggere protegge perché dà strumenti. Un bambino che comprende un testo può comprendere meglio un’informazione, una regola, un pericolo, una possibilità. Può nominare ciò che prova. Può riconoscere un’ingiustizia. Può chiedere aiuto. Può immaginare una vita diversa da quella in cui sta vivendo.

Ecco perché la lettura non riguarda solo la scuola. Riguarda la dignità.

Parità educativa: se l’accesso ai libri dipende da dove nasci

La parità educativa è una promessa ancora incompiuta. Nel mondo, milioni di bambini vanno a scuola ma non imparano abbastanza; altri non riescono nemmeno ad accedervi con continuità. Un comunicato scioccante della World Bank Group definisce “learning poverty” l’incapacità di leggere e comprendere un testo semplice entro i 10 anni. Secondo la ricerca, nei Paesi a basso e medio reddito, circa 7 bambini su 10 non riescono a farlo.

Questo dato dovrebbe farci fermare. Perché a 10 anni un bambino dovrebbe già poter usare la lettura come chiave per apprendere. Se non accade, ogni materia diventa più difficile, ogni percorso scolastico più fragile, ogni opportunità più lontana.

Le disuguaglianze educative non nascono dal nulla. Nascono dalla povertà, dai conflitti, dalle migrazioni forzate, dalla discriminazione di genere, dalla mancanza di infrastrutture, persino dalle crisi climatiche. Nel 2024, secondo Unicef, almeno 242 milioni di studenti in 85 Paesi hanno subito interruzioni scolastiche legate a eventi climatici estremi.

Quando una scuola chiude per un’alluvione, quando una famiglia perde tutto, quando il caldo estremo rende impossibile stare in classe, non si perde solo “un giorno di lezione”. Si spezza una continuità. E per i bambini più vulnerabili, ogni interruzione può condurre all’abbandono scolastico.

Libri per l’infanzia: molto più di oggetti, strumenti di uguaglianza

I libri per l’infanzia sono spesso raccontati come qualcosa di tenero, colorato, rassicurante. E lo sono. Ma sono anche strumenti potentissimi di uguaglianza.

Un libro illustrato può aiutare un bambino piccolo a riconoscere emozioni che non sa ancora dire. Una storia può far sentire meno sola una bambina che vive una situazione difficile. Un albo può mostrare famiglie, corpi, culture e modi di vivere diversi, educando alla tolleranza e alla sensibilità.

La presenza dei libri nei primi anni di vita è importante anche perché costruisce familiarità con le parole, con l’ascolto, con la relazione. La lettura condivisa non è solo apprendimento: è cura. È un adulto che dedica tempo, voce, attenzione. È un bambino che sente di valere abbastanza da essere ascoltato.

Ma anche qui la disuguaglianza pesa. Ci sono case piene di libri e case in cui non ce n’è nemmeno uno. Ci sono quartieri con biblioteche, scuole vive, spazi culturali. E ci sono territori dove l’accesso alla lettura dipende quasi solo dalla buona volontà di pochi.

E non si tratta di fenomeni distanti da noi. In Italia, ISTAT segnala che nel 2024 il 57,1% delle persone dai 6 anni in su ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi, considerando tempo libero, scuola, lavoro o altri motivi. È un dato che racconta una pratica diffusa, ma anche il fatto che una parte consistente della popolazione resta distante dai libri.

La domanda, allora, non è: “Perché alcuni bambini non leggono?”. La domanda più giusta è: “Che cosa non abbiamo fatto, come comunità, perché ogni bambino potesse incontrare e amare i libri?”.

Lettura e sviluppo cognitivo: leggere aiuta a pensare, capire, scegliere

Parlare di lettura e sviluppo cognitivo significa riconoscere che leggere non serve solo ad “andare bene a scuola”. La lettura allena attenzione, memoria, linguaggio, capacità di collegare informazioni, comprensione del punto di vista degli altri.

Un bambino che legge, o a cui viene letto, entra in contatto con parole nuove, strutture narrative, emozioni complesse. Impara che una storia ha cause e conseguenze. Che le persone possono provare sentimenti diversi. Che un problema può essere guardato da più prospettive.

Questa è un’educazione profonda. È la base del pensiero critico. Ed è anche la base della cittadinanza.

Le rilevazioni internazionali mostrano quanto il contesto socio-economico incida sulle competenze. Secondo OCSE-PISA 2022, lo status socio-economico spiega una parte significativa delle differenze nei risultati in lettura tra studenti.

Questo significa una cosa semplice e scomoda: il talento e la volontà non bastano, se le opportunità non sono distribuite in modo equo. Un bambino non dovrebbe dover “superare” la povertà per dimostrare di meritare un futuro. È la società che deve rimuovere gli ostacoli.

Bambine, lettura e discriminazione: quando l’educazione non è garantita a tutte

La parità educativa non può ignorare la discriminazione di genere. In molti contesti, le bambine incontrano ostacoli specifici: matrimoni precoci, lavoro domestico, povertà mestruale, insicurezza negli spostamenti verso la scuola, norme sociali che considerano l’istruzione femminile meno importante.

Quando una bambina si allontana dalla scuola, non perde solo lezioni. Perde reti di protezione, accesso a informazioni, possibilità di autonomia. Perde voce.

La lettura, per le bambine, può diventare uno spazio di libertà. Può mostrare modelli diversi. Può far nascere desideri che nessuno aveva autorizzato. Può dire: la mia vita non è già decisa.

Ecco perché garantire libri, scuola e alfabetizzazione alle bambine è una scelta politica nel senso più alto: significa rompere cicli di esclusione. Significa difendere il diritto di ogni bambina a immaginarsi capace e libera di scegliere il suo destino.

La lettura come bene comune: cosa possiamo fare davvero

Il 23 aprile, dunque, la Giornata mondiale del libro, non dovrebbe essere solo un momento simbolico. Dovrebbe diventare una domanda personale: cosa posso fare io perché leggere sia davvero un diritto?

Puoi sostenere progetti educativi che portano scuola, libri e protezione nei contesti più vulnerabili. Puoi donare libri, certo, ma soprattutto puoi sostenere biblioteche scolastiche, spazi educativi, percorsi di alfabetizzazione, programmi che lavorano con famiglie e comunità. Puoi leggere con un bambino, creare tempo, spegnere il rumore, dare valore alla parola.

Puoi anche condividere informazioni. Perché la sensibilità cresce quando le persone capiscono che la lettura non è un passatempo per pochi, ma una leva di giustizia sociale.

La cooperazione serve proprio a questo: costruire soluzioni dove le opportunità mancano. Non con condiscendenza, ma con responsabilità. Terre des Hommes lo afferma nella propria visione: l’aiuto ai bambini nasce da un atto di giustizia, non di pietà.

E allora sì, leggere è bello. Ma è anche necessario. È urgente. È un diritto.

Un libro può cambiare una traiettoria, se arriva nelle mani giuste

Nella Giornata Mondiale del Libro, il nostro augurio non può essere soltanto “che tutti leggano di più”. Deve essere più radicale: che ogni bambino e ogni bambina abbia accesso ai libri, alla scuola, alla comprensione, alla parola.

Perché un libro nelle mani di un bambino non è mai solo un libro. È una possibilità di futuro. È una promessa di uguaglianza. È una forma concreta di protezione.

E se davvero crediamo nei diritti umani, dobbiamo dirlo con chiarezza: leggere non deve essere un privilegio di chi nasce nel posto giusto, nella famiglia giusta, con la lingua giusta, con la scuola giusta.

Leggere deve essere un diritto. Per tutti. Senza discriminazioni.

 

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