Mortalità infantile nel mondo: dati e cause principali

Mortalità infantile: una tragedia prevedibile

Ogni anno milioni di bambini muoiono prima di compiere cinque anni per cause che la medicina moderna conosce, sa curare e, nella maggior parte dei casi, è in grado di prevenire. Non si tratta di malattie misteriose o di virus inarrestabili, ma di polmonite, diarrea, malaria, sepsi neonatale. Oppure delle conseguenze di un parto complesso senza assistenza medica qualificata, dell’impossibilità per i genitori di far curare i propri figli perché ospedali e ambulatori sono stati distrutti dalle bombe o hanno costi inaccessibili.

Solo nel 2024 quasi 4,9 milioni di bambini sono morti prima di aver festeggiato il quinto compleanno. Quasi la metà dei decessi si sono registrati in Paesi segnati da fragilità e conflitti armati. Questo numero fa impressione non solo per la sua enormità, ma per ciò che sottintende: la geografia della nascita continua a determinare pesantemente la possibilità di sopravvivere. Un bambino nato nell’Africa subsahariana, infatti, ha in media una probabilità di morire prima dei cinque anni 18 volte maggiore rispetto a uno nato in Australia.

Malattie neonatali e mancanza di vaccini: una delle cause della mortalità infantile

Il primo mese di vita è il più pericoloso: nei Paesi più fragili (dove le istituzioni non riescono a garantire diritti e servizi essenziali) e segnati da conflitti, le complicazioni legate alla nascita prematura o le conseguenze di un parto difficile possono essere fatali in assenza di cure adeguate. Chi sopravvive a questi primi trenta giorni deve poi affrontare eventuali malattie infettive, che sono tra le principali cause di decesso tra i bambini più piccoli. La malaria, da sola, è responsabile del 9% di tutte le morti a livello globale tra gli under five, la polmonite causa il 13% dei decessi.

Molti di questi decessi si potrebbero evitare grazie ai vaccini esistenti, sicuri, efficaci e distribuiti a costi contenuti. Ma nelle aree rurali più remote, nei campi profughi, nelle periferie dimenticate delle megalopoli del Sud globale, la catena del freddo si interrompe rendendo impossibile il trasporto in sicurezza dei vaccini, i sanitari mancano, i genitori non sanno dove andare. La malnutrizione aggrava ulteriormente il quadro: indebolendo il sistema immunitario aumenta il rischio che un bambino muoia per patologie altrimenti gestibili. 

Accesso all’acqua potabile e igiene, la prevenzione che potrebbe salvare le vite dei bambini

Dietro molte di quelle morti c’è anche l’acqua, o meglio, la sua assenza nella forma sicura. Bere acqua contaminata o non lavarsi le mani per mancanza di sapone e di una fonte d’acqua pulita aumenta in maniera esponenziale il rischio di contrarre malattie come la diarrea, il colera, infezioni parassitarie che in contesti privi di strutture sanitarie di base possono essere letali.

L’acqua potabile e i vaccini non sono capitoli separati di un problema complesso: si intrecciano. Un bambino denutrito e disidratato risponde peggio alle infezioni, anche se vaccinato. Un bambino che vive senza igiene di base è più esposto alle stesse malattie che i vaccini dovrebbero contenere. La prevenzione efficace non è mai a compartimenti stagni.

Impatto della guerra sui sistemi sanitari locali, mortalità infantile nei luoghi di conflitto

Nascere in un Paese in guerra – dalla Striscia di Gaza allo Yemen, dall’Ucraina al Sudan – significa partire con un rischio che altrove non esiste. Ospedali bombardati, cure interrotte, famiglie in fuga, madri costrette a partorire senza assistenza: per milioni di bambini il pericolo non è solo la malattia, ma la guerra stessa. E i numeri lo confermano: nei contesti segnati dai conflitti, le probabilità di morire nei primi cinque anni di vita sono fino a tre volte più alte.

La guerra urbana è particolarmente devastante: i conflitti combattuti in città densamente popolate distruggono i servizi e le infrastrutture essenziali (acqua, energia, strutture sanitarie) da cui i bambini dipendono per sopravvivere. E i danni non si esauriscono con i cessate il fuoco: le infrastrutture sanitarie richiedono anni per essere ricostruite, mentre le conseguenze sulla salute dei bambini si prolungano nel tempo.

Obiettivi ONU per il 2030

Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissano un obiettivo ambizioso: ridurre il tasso di mortalità tra i bambini con meno di cinque anni a 25 ogni mille nati vivi. Secondo quanto rilevato da Unicef, tuttavia, sono almeno 60 i Paesi (dove peraltro vive il 42% dei minori in questa fascia d’età) che rischiano di non riuscire a raggiungere questo traguardo. 

Come salvare una vita con la prevenzione

La parola chiave, in tutto questo, è prevenzione attraverso interventi specifici, misurabili, già dimostrati efficaci. Tra i più impattanti:

  • Vaccinazione universale. Immunizzare un bambino contro le principali malattie infettive (morbillo, pneumococco e rotavirus), epatite e poliomielite costa pochi dollari e protegge da alcune delle principali cause di morte infantile.
  • Assistenza qualificata al parto. Formare ostetriche e operatori sanitari nelle zone rurali riduce drasticamente la mortalità neonatale legata a complicazioni durante il travaglio.
  • Accesso all’acqua potabile. Installare punti di distribuzione di acqua sicura in comunità prive di infrastrutture abbatte in modo documentato la mortalità per diarrea e infezioni intestinali.
  • Trattamento della malnutrizione. Intercettare e trattare la malnutrizione acuta grave con alimenti terapeutici a pronto utilizzo. Un intervento semplice che rafforza il sistema immunitario e riduce la vulnerabilità alle infezioni.
  • Protezione dei sistemi sanitari nei conflitti. Garantire che ospedali e catene di approvvigionamento dei farmaci restino operativi anche in zona di guerra è una condizione minima per non vanificare tutti gli altri interventi.

Secondo le stime ONU, ogni dollaro investito nella salute infantile genera fino a 20 dollari di ritorno economico: un argomento che va ben oltre l’umanitario e parla il linguaggio di chi prende decisioni di bilancio.

Milioni di bambini sono vivi oggi grazie all’impegno globale su interventi dimostrati: vaccini, nutrizione, accesso all’acqua sicura e igiene di base. Il problema non è che non sappiamo cosa fare. Il problema è che non lo facciamo ovunque, per tutti, con la continuità necessaria.

Gli interventi di Terre des Hommes contro la mortalità infantile

Terre des Hommes con i suoi programmi di salute infantile e materna e nutrizione in Paesi come Palestina (in particolare Gaza), Iraq, Giordania, Mauritania – tra gli altri – è impegnata a combattere la mortalità infantile offrendo cure mediche a rifugiati, sfollati e comunità vulnerabili anche attraverso equipe mobili per raggiungere anche chi è impossibilitato a muoversi. 

In Italia è impegnata in una campagna di prevenzione della Sindrome del Bambino Scosso (Shaken Baby Syndrome), un tipo di maltrattamento sui neonati poco conosciuto, ma che spesso è letale. Per saperne di più clicca qui

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