Salute mentale negli adolescenti: un’emergenza silenziosa

Salute mentale negli adolescenti: un’emergenza silenziosa

Ansia, umore depresso e disagio psicologico nei minori sono segnali da ascoltare. Proteggere la salute mentale degli adolescenti è un dovere collettivo.

Parlare di salute mentale negli adolescenti significa guardare in faccia una realtà che troppo spesso resta nascosta dietro una porta chiusa, una risposta brusca, uno “sto bene” detto per non spiegare. L’adolescenza è un momento potente e fragile insieme: il corpo cambia, l’identità si costruisce, il bisogno di appartenenza diventa fortissimo, mentre il mondo esterno chiede prestazioni, adattamento, velocità.

La salute mentale non è un tema “da grandi”. Non comincia quando una persona diventa adulta, né può essere rimandata a quando il disagio diventa ingestibile. Negli adolescenti, la sofferenza può assumere forme meno evidenti: isolamento sociale, irritabilità, calo del rendimento scolastico, disturbi del sonno, disturbi alimentari, perdita di interesse, comportamenti impulsivi o autolesivi.

Salute mentale negli adolescenti: 1 su 7 vive una fragilità psicologica

Secondo i dati dell’OMS, circa 1 adolescente su 7 (tra i 10 e i 19 anni) vive una condizione di fragilità psicologica con manifestazioni di ansia, depressione o disturbi comportamentali. Una parte importante dei disturbi potrebbe esordire già prima, rendendo l’intervento precoce decisivo. 

Secondo i dati OCSE, nei Paesi UE circa 11,2 milioni di bambini e adolescenti fino a 19 anni convivono con problemi di salute mentale, pari al 13% della popolazione giovanile. Tra gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni, circa l’8% soffre di ansia e il 4% di depressione

Ma questa non è solo una questione sanitaria. È una questione di diritti umani, uguaglianza, inclusione e protezione dell’infanzia. Ogni ragazzo e ogni ragazza ha diritto a crescere in un ambiente capace di ascoltare, riconoscere il dolore e offrire aiuto, senza stigma.

Uno studio internazionale pubblicato su European Psychiatry evidenzia che il 74% dei problemi di salute mentale insorge entro i 24 anni, rendendo fondamentale la prevenzione e l’intervento precoce tra adolescenti e giovani adulti.

Depressione giovanile: quando la tristezza diventa isolamento

La depressione giovanile, o anche l’umore depresso, non sono “pigrizia”, non sono “voglia di attirare l’attenzione”, non è una fase da liquidare con frasi come “passerà”. Può manifestarsi con tristezza persistente, perdita di energia, senso di colpa, difficoltà a concentrarsi, disinteresse verso scuola, amici e passioni.

La depressione in adolescenza è particolarmente delicata perché arriva in un’età in cui si sta costruendo l’immagine di sé. Se un ragazzo si sente “sbagliato”, “inutile”, “invisibile” rischia di portare quel dolore dentro la propria identità. Per questo serve uno sguardo adulto consapevole, e soprattutto quello di uno specialista capace di distinguere tra fisiologiche oscillazioni dell’umore e segnali che chiedono attenzione.

Attenzione: non bisogna medicalizzare ogni tristezza. Ma non bisogna nemmeno normalizzare la sofferenza.

Ansia ragazzi: la pressione di dover essere sempre all’altezza

L’ansia nei ragazzi è una delle manifestazioni più diffuse del disagio psicologico. Può comparire come preoccupazione costante, paura del giudizio, panico prima di interrogazioni o verifiche, difficoltà a dormire, somatizzazioni, nausea, mal di testa, tachicardia.

L’ansia non nasce nel vuoto. Cresce spesso dentro contesti ipercompetitivi, in cui il valore personale sembra dipendere da voti, corpo, popolarità, performance sportive, presenza online, confronto con modelli fuori scala. A questo si aggiunge il peso dei social media, dove il raffronto è spesso continuo e raramente realistico.

A volte questo ambiente ipercompetitivo è già dentro casa, si sviluppa in un contesto mai rilassato, sempre carico di tensione, sempre in gara dove il limite con la violenza psicologica è labile. È qui che potrebbero svilupparsi problemi di ansia ancora peggiori: il contesto esterno si può cambiare, quello familiare no, e per questo è necessario fare un adeguato lavoro con tutto il nucleo familiare (genitori, fratelli, eventuali persone conviventi, ecc.) per ristabilire un ambiente sano e che valorizzi l’adolescente per quello che è.

Disagio psicologico nei minori: i segnali da non ignorare

Il disagio psicologico nei minori non sempre arriva con parole chiare. A volte arriva con il silenzio. A volte con la rabbia. A volte con un corpo che parla al posto della voce.

Un adolescente può non sapere come dire “sto male”. 

Può dire “lasciami stare”, “non mi importa”, “non voglio andare a scuola”, “sono stanco”. Per questo adulti, famiglie, insegnanti, educatori e istituzioni devono imparare ad ascoltare anche ciò che non viene detto.

I segnali più importanti da osservare sono i cambiamenti persistenti nel comportamento, l’isolamento prolungato, la perdita di interesse verso le attività di gruppo o le attività sportive, il crollo improvviso del rendimento scolastico. Altre volte parliamo di disturbi del sonno o dell’alimentazione, irritabilità intensa, frasi autosvalutanti, consumo di sostanze, autolesionismo o riferimenti continui a tematiche di morte o alla morte stessa.

Davanti a questi segnali, il primo passo non è giudicare. È esserci. Chiedere. Restare. E quando serve coinvolgere professionisti.

La scuola come presidio di ascolto e protezione

La scuola è uno dei luoghi più importanti per intercettare il disagio. Non perché debba sostituirsi alla famiglia o ai servizi sanitari, ma perché è il luogo in cui bambini e adolescenti trascorrono gran parte della loro giornata.

Una scuola attenta alla salute mentale non è meno esigente perché evita la competizione, è una scuola più giusta perché sa riconoscere che apprendimento e benessere non sono due mondi separati. Un ragazzo che vive ansia, depressione o disagio psicologico non può apprendere serenamente e farà certamente più fatica. Ogni adolescente può aver bisogno di adulti formati, spazi di ascolto, psicologi scolastici, reti territoriali e procedure chiare senza che tutto questo rappresenti uno stigma sociale né che porti a un’etichetta.

L’OCSE sottolinea che la promozione della salute mentale nei bambini e nei giovani richiede interventi precoci, programmi scolastici, formazione degli adulti di riferimento e servizi accessibili, perché sintomi lievi o moderati possono aggravarsi se non intercettati. 

Famiglie e adulti: ascoltare senza minimizzare

Per un genitore vedere un figlio stare male può fare paura. La tentazione può essere minimizzare: “è l’età”, “sei troppo sensibile”, “alla tua età io…”. Ma il dolore di un adolescente non diventa più piccolo solo perché un adulto lo considera esagerato.

Ascoltare significa sospendere il giudizio. Significa dire: “Ti credo”. Significa non trasformare subito il disagio in rimprovero. Significa cercare aiuto quando serve.

Non tutti gli adulti hanno gli strumenti per capire tutto, ed è normale. Ma ogni adulto può fare una cosa essenziale: non lasciare solo un ragazzo che soffre.

Salute mentale e diritti: perché non è un privilegio

La salute mentale è parte del diritto alla salute. Non può dipendere dal reddito della famiglia, dal luogo in cui si nasce, dalla possibilità di pagare uno specialista, dal livello di istruzione dei genitori.

Quando un adolescente non trova ascolto, quando una famiglia resta sola, quando i servizi sono troppo lontani o insufficienti, non siamo davanti a un problema privato. Siamo davanti a una responsabilità collettiva.

Parlare di salute mentale negli adolescenti significa pretendere politiche pubbliche più attente, servizi territoriali più accessibili, scuole più preparate, comunità più sensibili. Significa scegliere una società che non chiede ai ragazzi di essere forti in silenzio, ma offre strumenti per stare meglio.

Cosa possiamo fare, davvero

Possiamo iniziare dalle parole. Smettere di usare “depresso”, “ansioso”, “matto”, “problematico” come etichette. Possiamo educare all’empatia, alla tolleranza, alla cura. Possiamo sostenere chi lavora ogni giorno per proteggere bambini, bambine e adolescenti.

Possiamo condividere informazioni corrette, parlare di prevenzione, chiedere più attenzione alle istituzioni. Possiamo costruire comunità in cui un ragazzo non debba vergognarsi di chiedere aiuto. La salute mentale degli adolescenti è un’emergenza silenziosa proprio perché spesso non fa rumore. Ma il silenzio non significa assenza di dolore. Significa che dobbiamo imparare ad ascoltare meglio.

Per questo la salute mentale costituisce per Terre des Hommes Italia un ambito di intervento essenziale sia in Italia che nel mondo. Dagli interventi per il recupero degli adolescenti in ritiro sociale a quelli riguardanti i disturbi alimentari, dal supporto psicosociale ai minori migranti non accompagnati fino al lavoro con i detenuti nelle carceri minorili, contribuire a ristabilire un equilibrio emotivo e psicologico per ragazzi e e ragazze è un bisogno cui Terre des Hommes Italia presta la massima attenzione e rispetto al quale provvede a dare una risposta strutturata e qualificata.  Scopri tutti i progetti di Terre des Hommes sulla salute mentale degli adolescenti

Terre des Hommes nasce per proteggere bambini, bambine e adolescenti da violenza, abuso e discriminazione, garantendo il diritto alla salute, all’educazione e a una vita libera dalla paura. Puoi sostenere la nostra organizzazione con un contributo. Scopri qui come fare.

 

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