Sharenting: quando anche la pagella diventa contenuto social
Con la fine dell’anno scolastico, sui social network si moltiplicano le immagini di pagelle, voti, giudizi e risultati scolastici di bambine, bambini e adolescenti. Foto pubblicate spesso con orgoglio dai genitori, accompagnate da messaggi di soddisfazione, felicità o incoraggiamento.
A prima vista può sembrare un gesto innocuo: condividere un traguardo, celebrare l’impegno di un figlio o di una figlia, rendere partecipi amici e parenti di un momento importante.
Eppure, quando una pagella viene pubblicata online, non si sta condividendo soltanto una buona notizia. Si stanno rendendo pubblici dati personali di un minorenne.
Che cos’è lo sharenting
Questa pratica rientra nel fenomeno chiamato sharenting, termine che nasce dall’unione tra sharing, cioè condividere, e parenting, cioè genitorialità.
Lo sharenting indica la condivisione online, da parte dei genitori, di immagini, video, informazioni e contenuti che riguardano i propri figli. Può trattarsi di foto di famiglia, momenti quotidiani, episodi scolastici, risultati sportivi o, come accade sempre più spesso, pagelle pubblicate sui social.
Il problema non è il desiderio di raccontare la crescita dei propri figli, ma il rischio di trasformare informazioni personali in contenuti accessibili a un pubblico molto più ampio di quello immaginato.
Perché pubblicare la pagella online è un rischio per la privacy
Una pagella contiene dati scolastici, valutazioni, giudizi e informazioni che raccontano il percorso educativo di una bambina, di un bambino o di un adolescente.
Non è un trofeo da esibire, né una misura del valore di un figlio, di una figlia o di una famiglia. È un documento personale, che riguarda prima di tutto il minorenne.
Pubblicare una pagella sui social significa esporre informazioni che possono essere viste, salvate, inoltrate, commentate o riutilizzate da altre persone. Anche quando un profilo sembra “chiuso” o limitato agli amici, ciò che viene condiviso online può uscire facilmente dal contesto originario.
Il rischio è comunicare, anche involontariamente, che la privacy di un bambino o di una bambina valga meno del desiderio adulto di condividere un momento di soddisfazione.
Dati scolastici e privacy dei minorenni
Il tema non riguarda soltanto il buon senso, ma anche la protezione dei dati personali.
I dati scolastici sono informazioni personali e, quando riguardano un minorenne, meritano una tutela particolare. Diffonderli pubblicamente può rappresentare una violazione della privacy del bambino o dell’adolescente.
Proteggere questi dati significa rispettare il diritto dei più piccoli alla riservatezza, alla tutela della propria immagine e alla possibilità di costruire nel tempo la propria identità, anche digitale.
Quello che oggi viene pubblicato con leggerezza può rimanere online a lungo e riemergere in futuro. Un contenuto condiviso con orgoglio da un genitore può diventare, per un figlio o una figlia, motivo di imbarazzo, pressione o disagio.
Il ruolo degli adulti nell’educazione digitale
Si parla spesso dei rischi legati all’uso dei social network da parte di ragazze e ragazzi. Ma l’educazione digitale non può riguardare soltanto loro.
Anche gli adulti sono influenzati dalle dinamiche dei social: la ricerca di approvazione, il bisogno di visibilità, il desiderio di ricevere like e commenti. Gli algoritmi premiano ciò che genera attenzione e possono spingerci a condividere sempre di più, anche contenuti che riguardano la vita privata dei nostri figli.
Per questo è importante chiedersi: perché non ci basta vivere e condividere una soddisfazione all’interno della famiglia? Quanto incidono, nelle nostre scelte, le logiche dei social network?
Se vogliamo aiutare bambini e adolescenti a riconoscere i rischi dell’ambiente digitale, dobbiamo prima imparare a riconoscerli noi adulti.
Cosa chiedersi prima di pubblicare contenuti sui figli
Prima di pubblicare una pagella, un voto, una foto o un’informazione personale che riguarda un minorenne, è utile fermarsi e porsi alcune domande:
Questa informazione riguarda me o riguarda mio figlio?
Mio figlio o mia figlia sarebbe d’accordo nel vederla online?
Chi potrà vedere, salvare o ricondividere questo contenuto?
Sto rispettando la sua privacy o sto cercando approvazione attraverso la condivisione?
Questo contenuto potrebbe creare disagio oggi o in futuro?
Fermarsi a riflettere non significa rinunciare alla gioia di celebrare un traguardo. Significa scegliere di farlo in modo più rispettoso e consapevole.
I bambini hanno diritto alla privacy, anche online
Bambine, bambini e adolescenti hanno diritto alla privacy. Hanno diritto a non vedere trasformati i propri dati, la propria immagine e il proprio percorso scolastico in contenuti pubblici.
Proteggere i loro dati, la loro autonomia e la loro identità digitale significa rispettare i loro diritti oggi e nel futuro.
Una pagella può essere festeggiata, commentata, celebrata. Ma non tutto ciò che ci emoziona deve diventare pubblico. A volte, il modo migliore per proteggere un momento importante è custodirlo.











