Imparare la scienza per difendere i diritti umani - Terre des Hommes Italia

Imparare la scienza per difendere i diritti umani

IL PERCORSO DIDATTICO “MUSA” RAGGIUNGE 1000 STUDENTI A MILANO

Laboratori interattivi in classe, attività di educazione non formale, momenti di confronto, visite guidate al museo, una replica dello spettacolo teatrale “Corpi che raccontano”; sono stati oltre 1000 gli studenti coinvolti nel progetto “MUSA: la Scienza per i Diritti Umani” realizzato grazie al contributo di Fondazione di Comunità. Un progetto didattico innovativo che utilizza le scienze antropologiche, mediche e forensi per riflettere sui diritti umani, sulle discriminazioni e sul ruolo della scienza nella costruzione di una società più inclusiva e consapevole. Il progetto ha combinato attività rivolte alle scuole, ai giovani in situazione di fragilità educativa e alla comunità educante, integrando educazione formale, non formale e attività di sensibilizzazione.

 

I LABORATORI IN CLASSE

Il percorso in classe ha riguardato 10 diversi istituti della città metropolitana di Milano e coinvolto 816 studenti e studentesse. Strutturato in 3 laboratori (Capiamo quanto siamo cittadini globali – I diritti umani e il metodo scientifico – Il corpo, una lavagna su cui è scritta la nostra storia) ha permesso a ragazzi e ragazze di fare un’esperienza immersiva fatta di simulazioni, analisi degli indizi, giochi e lavori di gruppo per comprendere il lavoro dell’Antropologia forense e della Medicina legale e come la lettura dei segni del corpo può ridare dignità alle vittime e difendere i diritti umani.

Al termine del percorso per molte classi è stato possibile effettuare una visita guidata al MUSA (Museo Universitario della Scienze Antropologiche, mediche e forensi per i diritti umani) dove hanno potuto toccare con mano il legame tra scienza e rispetto dei diritti umani immergendosi nelle tre sezioni, storica, criminologica e umanitaria del museo

 

IL LAVORO NEI FESTIVAL E NEI QUARTIERI

Ma non ci si è fermati a scuola, alcune attività complementari hanno consentito di ampliare la diffusione del progetto e dei suoi messaggi educativi: un forma sintetica dei laboratori è stata portata a due edizioni del Social Innovation Campus di Fondazione Triulza,  in alcune cogestioni scolastiche e con i  ragazzi frequentanti l’Hub Spazio Indifesa del Gallarate. Le attività sono state adattate alle caratteristiche dei diversi gruppi coinvolti e hanno alternato laboratori interattivi, attività di educazione non formale, momenti di confronto e visite guidate al museo. Particolarmente significativo è risultato il lavoro svolto con gruppi di adolescenti coinvolti nei centri estivi dell’Hub e in percorsi di empowerment femminile, che hanno offerto l’opportunità di approfondire temi quali identità, discriminazione, violenza e diritti umani in contesti educativi non convenzionali.

 

UNO SPETTACOLO TEATRALE PER SCUOTERE GLI ANIMI

Infine una replica del bellissimo spettacolo teatrale “Corpi che raccontano”, realizzata presso l’Auditorium Fondazione AEM, ha coinvolto circa 100 ulteriori studenti coinvolgendoli emotivamente attraverso il racconto di alcune storie che riguardano ossa custodite nel museo MUSA e che fanno comprendere il dramma di persone che sono morte subendo forti violazioni dei propri diritti.

 

IL LAVORO CON I DOCENTI E LA COMUNITA’

Il progetto non si è limitato a proporre attività a ragazzi e ragazze, ma affinché queste attività fossero contestualizzate e potessero proseguire nel tempo attraverso l’attività didattica ordinaria,  ha coinvolto docenti e accompagnatori con incontri informativi dedicati, momenti di sensibilizzazione collegati allo spettacolo teatrale e partecipazione alle visite guidate presso il museo, raggiungendo complessivamente 179 docenti tra insegnanti, referenti scolastici e accompagnatori.

Inoltre ha promosso diverse iniziative di disseminazione e apertura al territorio, contribuendo a rafforzare la conoscenza del MUSA e del ruolo che la scienza può svolgere nella tutela dei diritti umani, come ad esempio la partecipazione del MUSA a MuseoCity 2026, durante la quale il museo ha aperto eccezionalmente le proprie porte alla cittadinanza attraverso una giornata di visite guidate condotte direttamente dagli esperti del LABANOF, il laboratorio di antropologia e odontologia dell’Università di Milano. L’iniziativa ha consentito a cittadini, famiglie e visitatori interessati di entrare in contatto con la ricerca scientifica, conoscere il lavoro degli antropologi forensi e comprendere come lo studio dei resti umani possa contribuire al riconoscimento delle identità, alla tutela dei diritti umani e alla costruzione della memoria collettiva.  

 

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